Crollo palazzina a Bari: Procura al lavoro per scoprire la cause dell’implosione

Crollo palazzina a Bari

Gli investigatori analizzano le fasi di messa in sicurezza e i recenti lavori per accertare le responsabilità.

Bari è ancora scossa dal crollo improvviso della palazzina in via Pinto 6, avvenuto alle 18:44 del 5 marzo scorso. Il disastro, avventuo –  ricordiamo –  nel popoloso quartiere Carrassi di Bari,  ha sollevato interrogativi pressanti sulla sicurezza degli edifici, spingendo la Procura ad avviare un’indagine approfondita per chiarire le cause del cedimento strutturale e identificare i responsabili. La situazione di allarme, come evidenziato nei documenti ufficiali, era nota già da un anno, quando il Comune aveva ordinato lo sgombero dell’edificio, imponendo una messa in sicurezza urgente.

L’indagine penale per crollo colposo, attualmente contro ignoti, si concentra su due fasi critiche: la messa in sicurezza avvenuta nel febbraio 2024 e i lavori di consolidamento iniziati solo pochi giorni prima del crollo. Gli investigatori, affiancati dal professor Antonello Salvatori, esperto in crolli, stanno esaminando la storia dell’edificio, risalendo fino al 1949, anno di costruzione dell’immobile. La documentazione acquisita, comprese le pratiche edilizie e le varianti, potrebbe rivelare dettagli essenziali per comprendere il disastro.

Nonostante gli interventi urgenti effettuati nel febbraio 2024, la palazzina è crollata prima che i lavori di consolidamento potessero essere completati. Cosa è andato storto? Gli investigatori stanno valutando la documentazione fornita da tecnici e imprese coinvolte nei lavori, cercando risposte che possano portare a iscrizioni nel registro degli indagati. La consulenza preliminare del professor Salvatori sarà fondamentale per determinare le cause del cedimento

A complicare ulteriormente le operazioni di messa in sicurezza, le forti raffiche di vento che hanno sollevato polvere e detriti dall’area del crollo. Il Comune, con l’autorizzazione della Procura, ha adottato misure di contenimento per ridurre al minimo i rischi, utilizzando teli antipolvere e acqua per abbattere le particelle in sospensione. Nel frattempo, si attendono i risultati delle analisi dell’Arpa sulla possibile presenza di amianto tra le macerie.

Un raggio di speranza emerge da questa tragica vicenda. Rosalia De Giosa, la 74enne salvata dopo oltre 26 ore sotto le macerie, è stata dimessa dall’ospedale. La sua sopravvivenza, resa possibile da una porta blindata che ha creato una bolla d’aria, è stata definita un miracolo. “Sono stata miracolata, mi ha guardato mio marito,” ha dichiarato la signora De Giosa, grata per essere viva dopo l’incubo vissuto.

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Anna Caprioli

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