Neonato morto a Bari
La tragedia avvenuta nella parrocchia di San Giovanni Battista scuote la comunità
Un neonato è stato trovato senza vita nella culla termica accanto alla chiesa di San Giovanni Battista, nel quartiere Poggiofranco. Il tragico ritrovamento è avvenuto ieri, intorno alle 9:30, quando Roberto Savarese, titolare di un’agenzia di pompe funebri, è entrato nel vano della culla. “Non potevo credere ai miei occhi”, ha raccontato Savarese. “Ho provato un dispiacere immenso nel vedere quel piccolo corpo immobile”.
Il neonato, un maschietto di circa un mese e di 4,2 chilogrammi, è stato abbandonato in un luogo che per 10 anni ha simboleggiato una nuova speranza per i neonati non accolti dalle loro famiglie. Il sistema della culla termica è progettato per attivarsi automaticamente, riscaldando l’ambiente e allertando il parroco, nello specifico don Antonio Ruccia. Anche se, questa volta, qualcosa sembra essere andato storto.
Don Ruccia, attualmente a Roma, ha espresso il suo dolore per l’accaduto: “Il mio cellulare collegato non ha squillato e quanto successo riempie il mio cuore di immensa tristezza”. Già in passato, nel luglio 2020 e nel dicembre di due anni fa, la culla aveva offerto una nuova possibilità di vita a neonati come Luigi e Maria Grazia.
Le autorità hanno avviato un’indagine per abbandono di minore con l’aggravante della conseguente morte. La Procura di Bari, insieme alla Squadra mobile, sta esaminando i pochi dettagli disponibili, compresi i rilievi della Scientifica e le scarse immagini delle videocamere di sorveglianza – assenti vicino alla culla per garantire la privacy di chi compie un gesto tanto difficile.
Resta da stabilire se il neonato sia stato lasciato ancora in vita o già deceduto. L’autopsia, che sarà eseguita dal professor Biagio Solarino, dell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari, dovrà chiarire le cause della morte. Attualmente, non sono emersi segni evidenti di violenza sul corpo del piccolo, mentre la culla termica è stata posta sotto sequestro.
Savarese, che ha rinvenuto il corpo, ha descritto con dolore la scoperta: “L’ho preso in braccio, vederlo in quella tutina a fantasia militare, immobile, mi ha fatto tanto dispiacere. Non ho avuto paura ma ho provato tanto, tanto dispiacere”. La sua agenzia, situata a pochi passi dalla chiesa, era stata impegnata nella creazione del vano per la culla, un progetto che aveva portato speranza alla comunità .
Ora, tra il dolore e la ricerca di risposte, resta l’attesa che le indagini possano chiarire le circostanze di questa tragedia. “Spero non lo abbiano lasciato già morto”, ha aggiunto Savarese, riflettendo sulla tristezza di un destino spezzato troppo presto.
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