Corruzione e subappalti ASL
Bari: Operazione anti-corruzione, misure cautelari per dieci indagati
Misure cautelari in esecuzione per 10 indagati, tra cui 6 in carcere, per reati di corruzione, falso, turbativa d’asta e subappalti illeciti. L’indagine svela un sistema diffuso di corruzione negli appalti dell’ASL barese.
Nella mattinata odierna, i finanzieri del Comando Provinciale di Bari stanno eseguendo misure cautelari personali nelle province di Bari e Taranto, a carico di dieci persone accusate di corruzione, associazione per delinquere, falso, turbativa della libertà degli incanti e subappalti illeciti. Sei persone sono state portate in carcere, mentre altre quattro agli arresti domiciliari. Le misure sono state emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta della Procura della Repubblica di Bari.

L’inchiesta svela un sistema di corruzione diffuso all’interno dell’ASL di Bari, descrivendo un quadro di collusione tra pubblici ufficiali e imprenditori. Secondo quanto emerso dalle indagini, tre funzionari degli uffici strategici dell’ASL, come l’Ingegneria Clinica e l’Edilizia Sanitaria, avrebbero gestito gli appalti pubblici perseguendo gli interessi di una cerchia ristretta di imprenditori, in un contesto di mercificazione della funzione pubblica. “E poi mi ha detto… ma là mi hanno detto che la perizia… al SAN PAOLO, dovete dargli… avete incassato la perizia… dovete dare gli altri soldi,” si legge in un’intercettazione riportata dagli inquirenti.
Un sistema di corruzione ben organizzato
Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza, il sistema corruttivo vedeva pubblici ufficiali e imprenditori condividere informazioni riservate sui lavori da realizzare nelle strutture dell’ASL, con il fine di condizionare le modalità di scelta del contraente. I finanziamenti, le varianti in corso d’opera e i pagamenti degli stati di avanzamento dei lavori erano costantemente manipolati per favorire il gruppo criminale. “Giovà… noi… è stata approvata la perizia, e gli abbiamo dato i primi trenta (30.000 euro)… adesso… facci prendere almeno il primo SAL della perizia, e gli porteremo gli altri trenta,” si legge in un’altra conversazione intercettata.
Gli imprenditori coinvolti utilizzavano oggetti di valore come gioielli o accessori di lusso per il pagamento delle tangenti. In una delle conversazioni intercettate, si fa riferimento all’acquisto di un oggetto sul sito di Chanel: “Allora il sito è CHANEL e questo è il coso… e il codice è questo qui… poi bisogna andare qua…”.

Il flusso di denaro e la falsificazione degli atti
L’indagine ha rivelato un ingente flusso di denaro generato dal sistema delle tangenti, al punto che gli stessi indagati ammettevano la difficoltà di spenderlo: “È diventato difficile anche… veramente è diventato difficile utilizzarli! io ce la metto tutta, ma… quest’anno è stato tosto!”. L’alterazione degli atti amministrativi e la falsificazione delle date di conclusione dei lavori erano altre prassi consolidate per ottenere il massimo profitto, a danno del bilancio pubblico.
Gli indagati utilizzavano anche espedienti per evitare intercettazioni, come far depositare i cellulari agli imprenditori prima degli incontri o comunicare informazioni scritte su fogli di carta, chiamati “pizzini”. In caso di perquisizioni, si erano preparati giustificazioni fittizie per spiegare la presenza di ingenti somme di denaro: “Se vengono a fare una perquisizione a casa tua e ti trovo 20 mila euro in contanti, tu puoi dire: ‘Io quei 20 mila euro li ho avuti da mio padre… o dal fitto a nero’.”
Perquisizioni in corso
Oltre 100 finanzieri sono attualmente impegnati nelle perquisizioni nei confronti dei 17 soggetti complessivamente indagati, delle aziende e degli enti coinvolti. L’utilizzo di cash dog da parte delle unità cinofile della Guardia di Finanza mira a rintracciare denaro contante, potenziale profitto di reato, nascosto dai responsabili.
L’indagine evidenzia l’impegno della Procura di Bari e della Guardia di Finanza nel contrastare i reati commessi dai pubblici ufficiali e nel tutelare la legalità all’interno della Pubblica Amministrazione, garantendo una competizione meritocratica e sana tra le imprese, a vantaggio della collettività.
Va sottolineato che il procedimento penale si trova ancora nella fase preliminare delle indagini e che le persone coinvolte non sono ancora state rinviate a giudizio né condannate per i reati contestati
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