Pasquale Tortora, uno degli autori dell’orribile omicidio di Graziella Mansi, è stato rilasciato dopo 24 anni di detenzione, suscitando nuovamente l’attenzione sulla tragica storia della bambina di otto anni brutalmente uccisa nel 2000. La sua liberazione è stata possibile grazie a uno sconto di sei anni di pena per buona condotta, sollevando interrogativi sulla giustizia e riacutizzando le controversie legate al processo.
Accusato di far parte di un branco composto anche da Vincenzo Coratella, Giuseppe Dibari, Domenico Margiotta e Michele Zagaria, tutti condannati all’ergastolo, Tortora aveva vent’anni quando finì in carcere per il rapimento, la violenza e l’omicidio di Graziella, avvenuto nel boschetto vicino a Castel del Monte.
L’avvocato Carmine Di Paola, difensore delle persone coinvolte, continua a sostenere che le condanne siano state un errore giudiziario, e la liberazione di Tortora solleva ulteriori dubbi sulla correttezza del processo.
Graziella Mansi fu sequestrata mentre prendeva l’acqua a una fontanella pubblica e condotta nel bosco da Tortora con il pretesto di mostrarle una cucciolata. La bambina fu poi violentata e bruciata viva su un tappeto di foglie secche dagli altri complici.
La madre di Graziella, Gina Antolino, profondamente addolorata per il riemergere dei drammatici ricordi e dalla notizia della scarcerazione di Tortora, mostra tuttora i segni del lutto. Gina, che vive nello stesso quartiere di Tortora, spera di non incontrarlo mai.
Le incertezze del passato si riaffacciano con la liberazione di Tortora, mettendo in discussione la giustizia e alimentando la speranza che l’ennesima istanza di revisione del processo annunciata dall’avvocato Di Paola possa gettare nuova luce sulla vicenda e sul ruolo effettivo che Tortora ha avuto nella tragica morte della piccola Graziella.
Pasquale Tortora
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