Lettera aperta di Carlotta, giovane studentessa di Capurso, a Giulia ed Elena Cecchettin

Giulia Cecchettin

Carlotta Battaglia, giovanissima studentessa di Capurso, ha voluto dedicare un pensiero alle sorelle Giulia ed Elena Cecchetin (e a tutte le donne) che noi di WideNews abbiamo deciso di pubblicare integralmente.

Per Giulia, un inno commosso

“Mi inchino alla vita di Giulia affinché, un giorno, possa avere la possibilità di vivere la copiosa bellezza che la vita, o meglio, la società non le ha donato. Giulia rappresenta l’atto precedente del “toccar” il futuro con un dito, il sospiro temuto di chi ha timore di denunciare, l’empatia verso la sofferenza di chi non è all’altezza di riceve un dono così importante. Mi inchino, Giulia, perché la tua “misera” età non è molto distante dalla mia: avresti dovuto portare a termine l’impegnativo percorso universitario, assaporando interamente Il gusto della libertà. “Vivere in società” vuol dire avere rispetto della dignità e dell’integrità morale dell’individuo, riconoscere nell’altro ciò che si ritrova nella propria persona: la ragione è la prima giustificazione dell’universalità dei diritti umani che dovrebbero essere rispettati in qualsiasi ambito della vita quotidiana. Molto spesso, accade che neanche la cultura è la perfetta panacea per poter estirpare tutti i pregiudizi, le credenze o semplicemente un modus operandi errato radicato, da tempo, nel territorio: è il vissuto personale, l’emotività a far differenza!! Mi inchino, Giulia, affinché l’umanità possa realizzare un mondo migliore in cui far crescere le proprie generazioni, in cui il tuo nome possa trovar giustizia! Pertanto, mi auguro (dal momento che ci credo fermamente) che non si attenda più la morte di una donna per parlar di femminicidio: il silenzio, per quanto abbia delle valenze speciali in ambito emozionale, assume le caratteristiche dell’omertà, atteggiamento meno proficuo per rendere gli uomini “esseri pensanti”.

<<Homo sum, humani nihil a me alienum puto>>

Per Elena (sorella amata da Giulia)

Elena, la moderna Antigone
Uno dei modelli più interessanti e coraggiosi della tragedia greca. Antigone si è opposta ad un governo maschilista e patriarcale radicato nel mondo greco (allora conosciuto) che non assicurava un ruolo di prestigio e di riconoscenza sociale alla figura della donna, considerata e tramandata nel tempo come “angelo del focolare”. Ella voleva rendere immortalare il ricordo di suo fratello, concedendogli la sepoltura. La legge, con il suo carattere coercitivo, è influenzata dagli interessi preponderanti di chi è al potere, trasformandosi nel mezzo discriminante all’interno di una popolazione. Antigone non si è piegata al volere dello zio Creonte, re di Tebe, ma è diventata il simbolo indiscusso della necessità dell’ immedesimazione, dell’identità, della sensibilità e della giustizia. Elena non si sta comportando in maniera diversa: chiede a noi, cittadini, di mettere in pratica quei principi democratici che dovrebbero caratterizzare qualsiasi rapporto umano. A malincuore, riconosce che molte persone sono galvanizzate da questa “cultura dello stupro”, da ideologie basate sulla prevaricazione maschile che non possono appellarsi a nessuna dimostrazione pratica e teorica che sottolinea la proficuità della disparità di genere, ma solo ad un “ si è sempre fatto così”.
#dasempreepersempredallapartedelledonne

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da Redazione

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