A proposito di musica dal vivo: quando uno show assomiglia a una scatola vuota

Da una riflessione del contrabbassista, compositore Mario Iannuzziello 

“Forse mai come ora, un appassionato di concerti dal vivo vive il dramma dell’impossibilità di separare la musica dal suo involucro, il contenitore dal contenuto. Sempre più si ha l’impressione che la musica assomigli ad una scatola vuota, ad una confezione, per quanto graziosa, con nulla o quasi nulla al suo interno.

È sempre più comune allestire eventi o showcase in cui è l’evocazione o la suggestione a prevalere sulla partitura, sull’artista, e sulla performance. Pare basti circondare un pianoforte di candele per trasformare qualunque cosa vi si suoni in un momento indimenticabile e magico a detta di chi era lì, che ben si presta allo storytelling di un reel sui social media, ignorando del tutto che si tratti di musica eccellente, buona, mediocre o pessima.

Se poi il concerto si posticipa dalla sera alle prime ore dell’alba, magari su una spiaggia orientata a levante, la riuscita dell’operazione è garantita, il pubblico si moltiplica, gli smartphone che fanno capolino tra le teste degli spettatori anche, ma, se si osserva bene, è più che evidente quanto nessuno in quel momento stia ascoltando la musica per davvero, relegata ad elemento accessorio.

Questa tendenza influenza poi anche i repertori. Molto meglio attingere a partorire scritte per il cinema dei decenni scorsi che proporre musica originale, sempre a voler solleticare una suggestione, un ricordo, una nostalgia legata ad una pellicola d’autore, a negare il qui ed ora, e ad approssimare per difetto la soglia minima dell’attenzione di chi ascolta.

Lungi da me innescare una polemica sulla ineducazione del pubblico, spesso più consapevole e acuto di come direttori artistici e artisti stessi lo lo vorrebbero, o sulla pochezza dell’offerta culturale. Tutto questo non mi piace perché alimenta quell’inerzia che ci rende incapaci di leggere e comprendere quanto accade durante un concerto, svuotando di senso il talento del musicista e togliendo significato e significante alla musica, relegata a guarnizione di qualcosa che musica non è, o, molto più spesso, del nulla”.

Foto di copertina di Clarissa Lapolla
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e JB Photographer (RPO in Shoreditch Park 2008)

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Mario Iannuzziello

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