Caro affitti, le ‘tende’ degli studenti a Bari: un puzzle a cielo aperto

Un puzzle fastidioso, impertinente, sfacciato. È questa l’immagine attraverso cui i nostri studenti vogliono sollevare un problema vecchio quanto il mondo? La protesta sul caro affitti è arrivata anche a Bari e a scendere in piazza con un flash mob, è stata l’associazione studentesca Link. Vedere disposti sul selciato in ordine logico tanti cartoncini bianchi con scritte le vie dei quartieri cittadini (dal centro alla periferia) dove si possono trovare alloggi a prezzi variabili in base a criteri di mercato non meglio definiti, è come scoprire le tessere di un puzzle che, completato, restituirà un’ ‘idea’, come tante altre ‘idee italiane’, inaccettabile.

Inaccettabile perché ci pone davanti l’ennesimo problema mai risolto. Inaccettabile perché il diritto allo studio è strettamente connesso alle possibilità economiche di questi giovani: se la famiglia può materialmente sostenere il ragazzo, il diritto resta un diritto, altrimenti si trasforma in un ‘non diritto’. E allora, bene che vada, i nostri studenti e le nostre studentesse fuori sede pur di assicurarselo questo diritto, cercheranno in un mercato che paga il lavoro 3 euro all’ora, posti come barman, commesse, rider.

E la politica che fa? La pone sempre su quell’insopportabile dualismo attraverso cui, come da prassi, si affrontano tutte le questioni (italiane e non). Vedere, parlare parlare e mai risolvere. Alla fine, meglio buttarla in caciara. Meglio pensare che sia l’incapacità di un governo di destra o di sinistra, quello del momento insomma, a determinare l’indecenza. E il rimpallo continua fino allo sfinimento. Fino a veder comparire sul selciato di una qualunque piazza italiana o nei pressi di una Università, tende o cartoncini, sistemati in ordine logico come tessere di un puzzle, che rimanderà, prima o poi, l’immagine vergognosa.

A che serve parlare dei tempi che furono:  ex universitari con ruoli e professioni importanti che ora, in talk show (che di giornalistico hanno poco), gareggiano nel raccontarsi protagonisti di un passato eroico, fatto di sacrifici e di quel “mazzo” subìto per raggiungere gli attuali livelli. E così, continueremo a leggere anonimi – per modo di dire – cartoncini bianchi, ognuno dei quali rappresenta una vita, una storia fatta di progetti, speranze, delusioni e rabbia che grida “Non ho i soldi per studiare. Studio la notte. Il giorno mi faccio il mazzo per 3 euro e 50 all’ora. Smetto di studiare e perché no, anche di vivere…”.

“Via De Rossi, 420 € … Via re David,  371 €… Via Camillo Rosalba, 410 €… Via Giulio Petroni, 350 €…: Prendere o lasciare”

Gli studenti del Link di Bari, ascoltiamoli: “Protestiamo contro la lesione del nostro diritto allo studio e all’abitare. Abbiamo bisogno che s’investa in residenzialità universitaria, che le politiche cittadine siano rivolte a garantire a tutti, studenti e lavoratori, un alloggio dignitoso a prezzi accessibili. Oggi moltissimi studenti si ritrovano senza un alloggio perché il mercato è saturo. Colpa anche della conversione di moltissimi degli immobili di Bari a residenzialità turistica. Secondo i dati Cerco Alloggio, nel 2022 sono stati caricati 450 annunci in meno rispetto al 2019. Vogliamo che si delinei un’idea chiara di sviluppo della città di Bari, una città universitaria che possa accogliere tutti gli studenti. Come associazione premiamo affinché le istituzioni mettano in campo progetti per ampliare i servizi abitativi offerti dall’Adisu.  Quest’anno, a Bari, 700 studenti risultano idonei non assegnatari di posto alloggio. L’aumento di quest’ultimi è solo un passaggio per rimediare al problema. Chiediamo di regolamentare anche la residenzialità privata, attraverso tetti massimi agli affitti”.

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FOTO Ansa

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Elvira Zammarano

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