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Bari, “Sarai carne da macello”, così terrorizzava la compagna: alunna del Majorana indagata per stalking

Una storia allucinante che ha per protagonisti due ragazzine (16 anni), frequentanti entrambe l’Istituto alberghiero Majorana del San Paolo di Bari, e i loro familiari.

Le minacce indirizzate alla ragazzina, che per questo non andava più a scuola e viveva in uno stato di ansia e paura, erano molteplici e pesantissime, “appena torni a scuola ti rompo le costole” oppure, “sarai carne da macello” e ancora, rivolgendosi alla madre della vittima, “io a tua figlia l’ammazzo davanti a te”. Tutto rigorosamente documentato e denunciato, tanto che la Procura dei minori di Bari ha aperto un fascicolo, avviando indagini per stalking  a carico della temeraria sedicenne.

Le due ragazzine, compagne di classe, da essere amiche, a un certo punto diventano nemiche e la bulletta pensa bene di cominciare a perseguitare, minacciare e aggredire, anche fisicamente, la coetanea, tanto da indurre la madre di quest’ultima a intervenire.

Di fatto la signora sarebbe entrata in classe in compagnia delle figlie, tra cui quella bullizzata, e avrebbe affrontato la violenta ragazzina. E al culmine di una lite ferocissima, durante la quale sarebbe avvenuto di tutto – dal lancio di un bicchiere di acqua in faccia, agli spintoni, alle parolacce – , l’avrebbe colpita con una testata rompendole il setto nasale con una prognosi di 30 giorni. Pare che la perseguitata, poco prima dell’intervento della madre, fosse stata a sua volta aggredita fisicamente.

Ma non è finita qui perché, a questo punto, entra in gioco ancora un’altra persona, oggi condannata a due anni e sei mesi di reclusione in carcere e al pagamento di diecimila euro a favore di mamma e figlia. Si tratta del 53enne Domenico Galletta, patrigno della temeraria, pregiudicato e con diversi anni passati in carcere. L’uomo deciso a vendicare l’onta, pare avesse chiesto alla mamma della vittima, che nel frattempo aveva sporto denuncia contro di lui, 20.000 €, oltre al ritiro della querela.

L’intimidazione terminava poi con un messaggio allusivo “altrimenti puoi chiamare Cappuccio”, cioè un’agenzia di pompe funebri. L’uomo, però, non si è fermato alle ‘semplici’ minacce perché ha cominciato a perseguitare la donna per diversi mesi con appostamenti, spesso facendosi trovare nei luoghi frequentati da lei e dalla famiglia, fino alla condanna di questi giorni (13 febbraio) a suo carico.

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Elvira Zammarano

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