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“Gianluca Vialli è stato anche il mio eroe”: un pensiero del nostro giovane redattore

L’ex giocatore e dirigente della Nazionale ci ha lasciati dopo una lunga lotta contro un tumore al pancreas, diagnosticatogli nel 2017. Nato a Cremona nel 1964, Vialli cominciò a tirare i primi calci al pallone proprio nell’oratorio della sua città. Successivamente entrò a far parte del vivaio del Pizzighettone e più tardi della Cremonese, società con cui esordì come professionista a soli 16 anni. Uno dei suoi primi successi, con la maglia grigiorossa, fu la meritata e tanto attesa (da oltre 50 anni),  promozione in Serie A.

Nell’estate del 1984 passò alla Sampdoria, dove esordì in Serie A, e dove stabilì un sodalizio duraturo con Roberto Mancini, creando una delle coppie più forti degli anni ’90. Con la Samp trascorse 8 stagioni, segnando 141 gol in 328 partite e vinse 3 Coppe Italia, 1 campionato di Serie A e 1 Coppa delle Coppe, perdendo solamente in finale la coppa dei campioni, nel mitico stadio di Wembley. Poi fu convocato in Nazionale segnando ben 16 gol in 59 presenze.

Approdò alla Juventus nell’estate del ‘92. Anche questa volta le sue doti da fuoriclasse emersero e, in 4 stagioni, su 145 gare disputate, segnò 53 gol, vincendo anche la Coppa UEFA, la Coppa dei campioni (da capitano), 1 Scudetto, 1 Coppa Italia e una Supercoppa. L’anno dopo arrivò in Inghilterra, al Chelsea, dove, prima da giocatore e poi da allenatore vinse una Coppa di Lega, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea.

La sua lunga carriera calcistica, costellata di enormi successi (praticamente ha vinto tutto), si concluse con un altro importante ruolo, quello di allenatore, dallo stile signorile e garbato. Qualità che lo hanno sempre contraddistinto nella vita anche al di fuori dello spogliatoio. Fu brillante opinionista sportivo, lavoro che condivise con l’amico Paolo Rossi, con cui formò un tandem, autore di tante produzioni Sky.

Nel 2017 gli fu diagnosticata la malattia e fu costretto ad allontanarsi dal mondo del calcio per curarsi. Infine, nel 2019, il suo amico di sempre, Roberto Mancini, CT della Nazionale Italiana, lo volle al suo fianco nelle vesti di dirigente, riuscendo a coronare il sogno di riportare l’Italia a vincere l’Europeo dopo 52 anni, proprio nello stadio  di Wembley, quasi a chiudere un cerchio con la sua immensa carriera. Pochi giorni fa, il 14 dicembre, decide nuovamente di allontanarsi dai campi per riprendere la lotta contro il tumore al pancreas, l’unico avversario che non è riuscito a sconfiggere.

“VORREI CHE UN GIORNO QUALCUNO MI GUARDASSE, O MI PENSASSE, E DICESSE:È ANCHE PER MERITO TUO SE NON MI SONO ARRESO” ❤️Gianluca Vialli

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Giuliano Demonte

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