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Scuola – IdR: Ferie, permessi e malattia ed è subito caos, facciamo chiarezza con il Prof. Nicola Incampo

Il professore di religione cattolica croce e delizia della nostra società. Figura amata e odiata, il più delle volte, guardata con amabile supponenza dalla stessa istituzione scolastica che la ritiene più un accessorio che un elemento rilevante per la formazione degli studenti. Eppure i docenti di religione cattolica, spesso plurilaureati e superspecializzati, con le loro competenze, contribuiscono alla crescita personale dei giovani esattamente come gli altri insegnanti.

Sulla scia di questo ingiustificato pregiudizio, si fondono e nascono la maggior parte degli equivoci che lo riguardano, anche a livello amministrativo, a partire dall’ultimo concorso, tenutosi nel lontano 2004 a cui parteciparono circa venticinquemila aspiranti IdR. Di loro, solo quindicimila furono “organicamente inseriti nei ruoli della scuola e non più soggetti ai caroselli degli incarichi annuali”, come chiarì il ministro Fioroni nel 2007.

Dopo il 2004, cioè dopo quella storica data, più nulla. A tratti si è parlato di un nuovo concorso. Alcune voci lo davano, addirittura, per imminente. Poi su tutto, ancora una volta, manco a dirlo, è calato un religioso silenzio. E così, la giostra continua. Nel senso che gli insegnanti di religione continuano a essere sottoposti a un regime molto particolare, ricostruito e riconosciuto dalla Cassazione, con una sentenza del 2017 (2803/2003.27).

Naturalmente, questa ‘ambiguità’ formale e sostanziale ha prodotto una serie di errate interpretazioni o, ancor peggio, di ignoranza sulla normativa che riguarda l’IdR. Per cui, un insegnante di religione quando deve chiedere ciò che legittimamente può essergli concesso, per esempio la ricostruzione di carriera, le ferie, i permessi (retribuiti) o la malattia, il più delle volte si sente rispondere – a priori -, dalle segreterie scolastiche, un sonoro ‘NO’ (a meno che non sia di ruolo). Ma il diniego viene fuori proprio dalla non conoscenza della normativa e dal fatto che è molto più semplice liquidare un lavoratore in questo modo, piuttosto che studiare e informarsi.

Ricapitolando: il professore di religione può essere di ruolo (perché ha partecipato a quel famoso e unico concorso), può essere un incaricato annuale, con contratto al 31 agosto (stabilizzato) e può essere un supplente con contatto al 30 giugno. Su di lui incombono, oltre a Ministero dell’istruzione, l’idoneità diocesana, norme diverse (a seconda delle ore di servizio) e la mancanza di info-formazione delle segreterie.

Per fare chiarezza, abbiamo chiesto l’intervento del professor Nicola Incampo, già IdR di ruolo, scrittore di testi per la scuola, esperto nazionale IRC, che spiegherà ai nostri lettori le ‘differenze’ che riguardano le figure e i ruoli prima elencati.

«Il ruolo dell’IdR all’interno del sistema scolastico – spiega Incampo – è sicuramente atipico e questa atipicità è data essenzialmente dal fatto che l’Insegnante è formato e proposto dalla Chiesa e che per lui, non esiste una classe di concorso, ma raggruppamenti orari. Nel senso che non esiste una cattedra di Religione, ma esistono le ore di Religione. Tuttavia, a seconda dei ruoli prima descritti, anche gli IdR, al pari di tutti gli altri docenti, maturano dei diritti regolati dalla normativa di riferimento. Per esempio, l’IdR stabilizzato ha diritto a ferie, permessi e assenze allo stesso modo dei docenti di ruolo, così come descritto nel comma 1 e 6 dell’art. 19 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2007. Il comma 1 recita, infatti, “Al personale di cui all’art. 3, comma 6, del DPR 399/88 si applicano le disposizioni in materia di ferie, permessi e assenze stabilite dal presente contratto per il personale assunto a tempo indeterminato”. Questo significa – dice ancora il professore – che per gli insegnanti di religione cattolica che hanno almeno quattro anni di servizio, il titolo di specializzazione previsto dall’intesa, e orario cattedra, cioè 18 ore nella scuola media e 22+2 nella scuola materna, le assenze per malattia, i permessi e le ferie, vengono individuati dagli articoli compresi dal numero 19 al numero 23 del CCNL, vale a dire come gli insegnanti a tempo indeterminato».

«Per concludere – afferma Incampo –  possiamo così sintetizzare: 18 mesi di assenze per malattia, in un triennio, con trattamento economico intero nei primi nove mesi, ridotto al 90 % nei tre mesi successivi e ridotto al 50 % per gli altri sei mesi, ulteriori 18 mesi di assenza per particolari malattie gravi. Degli insegnanti di religione cattolica che non hanno 18 ore, o non hanno il titolo previsto dall’intesa, o non hanno quattro anni di anzianità, se ne occupa il comma 6 che recita, “Il personale docente assunto con contratto di incarico annuale per l’insegnamento della religione cattolica, secondo la disciplina di cui all’art. 309 del D. L.vo n. 297 del 1994 e che non si trovi nelle condizioni previste dall’art. 3 comma 6 del DPR 399/88, assente per malattia, ha diritto alla conservazione del posto per un periodo non superiore a nove mesi in un triennio scolastico, con la retribuzione calcolata con le modalità di cui al comma 4” . Per costoro 9 mesi di assenze per malattia in un triennio, e all’interno di ciascun anno scolastico verranno così retribuiti: il primo mese al 100 %, secondo e terzo mese al 50 %, “nessuna retribuzione” per il restante semestre».

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Elvira Zammarano

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