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Bari, Contrabbando di Tabacchi, sequestrati beni per 100mila euro, 13 indagati, 3 arrestati, tra cui un finanziere

Sono 13 i soggetti indagati a vario titolo e in concorso tra loro, per associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri aggravata dalla transnazionalità, detenzione e porto di armi, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, istigazione alla corruzione, collusione in contrabbando, tutti reati commessi a Bari, Brindisi e in provincia di Napoli, tra il 2020-21.

Dei 13 indagati, 7 sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia personale (3 in carcere – tra cui l’appuntato scelto della Guardia di Finanza di Bari -, 3 ai domiciliari e un destinatario dell’obbligo di dimora). L’ordinanza è stata emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, eseguita  dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari.

L’indagine, denominata “PORTO FRANCO” –  condotta dal Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo PEF Bari, su delega della DDA barese – ha portato al sequestro di beni (denaro, 1 autoarticolato e 1 auto) per un valore di oltre 100mila euro. Il lavoro delle Fiamme Gialle è stato particolarmente minuzioso  e si è avvalso di una serie di specifiche attività di servizio, dall’incrocio dei dati delle intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, ai tabulati telefonici, alle registrazioni video, dalle georeferenziazioni satellitari GPS, alle escussioni di persone informate sui fatti, dall’analisi della documentazione e dei file estrapolati dagli smartphone sequestrati, all’attività di osservazione, controllo e pedinamento,

Per quanto riguarda il coinvolgimento del militare, l’accusa ha ipotizzato che il finanziere in servizio presso il valico portuale di Bari, possa aver accettato la promessa di soldi dei contrabbandieri per permettere l’ingresso in Italia del carico illecito (senza i controlli doganali), tentando anche – ma invano – di coinvolgere nell’operazione un collega in servizio con lui. Il il finanziere, sempre secondo l’accusa, avrebbe anche agevolato il transito di bagagli e autobus di un imprenditore albanese (destinatario dell’obbligo di dimora a Bari e del divieto di espatrio) in entrata e in uscita dal porto di Bari verso l’Albania, evitandogli le dovute ispezioni, in cambio di imprecisati quantitativi di tabacchi e altre utilità.

La vicenda risale al dicembre 2020, quando le Fiamme Gialle, individuarono, nel porto di Brindisi, proveniente dalla Grecia,  un grosso camion refrigerato con targa bulgara che apparentemente trasportava dolci. Formalmente l’autoarticolato  era diretto a Marbella (Spagna), ma i finanzieri riuscirono a scoprire che l’effettiva destinazione era Casoria in provincia di Napoli.

Per l’operazione furono coinvolti i militari del Nucleo PEF del capoluogo campano, che in un‘azione congiunta con Bari, intercettarono e perquisirono un capannone commerciale e l’automezzo col suo carico, parcheggiato all’interno. Nell’occasione furono fermati e perquisiti anche i 2 autisti di nazionalità greca e tutti coloro che stavano partecipando alle operazioni di scarico del contenuto illecito: 6,8 tonnellate di TLE (marca Winston), 2.915 paia di scarpe Adidas contraffatte, 1.596 bottiglie di vini di provenienza illecita, 56.700 euro in contanti e l’autoarticolato. Da qui le denunce della GdF all’Autorità giudiziaria fino agli arresti di oggi.

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