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Bonus antiplastica, fino a 5mila euro per i virtuosi

È in arrivo un nuovo contributo a fondo perduto denominato  bonus antiplastica. Il bonus, fa parte del “Decreto Clima” del 2019 ed  è nato per ridurre la produzione dei materiali plastici dannosi per l’ambiente e per contenere i gravi effetti del cambiamento climatico.

Firmatari del decreto, per il quale sono stati stanziati 40 milioni di euro, il ministro per la Transizione ecologica Cingolani e dello Sviluppo economico Giorgetti. Si tratta di un contributo a fondo perduto con un massimale di 5mila euro destinato ai gestori di attività commerciali che scelgono di vendere ai consumatori prodotti alimentari e detergenti sfusi o alla spina, ovvero beni di consumo quotidiano privi di imballaggio, per incentivare il disuso della plastica monouso.

I destinatari di questo bonus antiplastica, in particolare, sono gli esercizi commerciali di vicinato e le medie strutture di vendita. Per intenderci, tutti quei negozi la cui superficie non supera i 150 metri quadri, situati nei Comuni sotto i 100mila abitanti e i negozi fino ai 250 metri quadri delle città con densità di popolazione più ampia.

Per le medie strutture di vendita si intendono invece gli esercizi commerciali con una superficie compresa tra i 150 e i 1.500 metri, ubicati nei Comuni con meno di 100mila residenti e dai 250 ai 2.500 metri, se ubicati nei comuni con più di 100mila abitanti.

L’esercente, inoltre, per ottenere il bonus dovrà rispettare le condizioni di vendita previste dallo stesso per un minimo di 3 anni,  caso contrario il contributo gli sarà revocato. Coloro che decideranno di richiederlo dovranno ovviamente sostenere  delle spese, molte delle quali riguarderanno l’adeguamento dei locali, dalla progettazione alla realizzazione del punto vendita o dello spazio dedicato, dall’acquisto delle attrezzature funzionali alla vendita di prodotti sfusi, compreso l’arredamento alle spese per la pubblicità dell’iniziativa. Servirà anche l’attestazione di un commercialista, di un perito commerciale, di un consulente del lavoro o di un responsabile di un Caf che confermino le spese.

Per quanto riguarda le spese già sostenute nel 2020, queste dovranno essere notificate  con una domanda entro 60 giorni dalla data di comunicazione dell’avvenuta attivazione di una piattaforma che il ministero della Transizione ecologica metterà a disposizione, mentre, per le spese sostenute nel 2021, il termine è fissato al 30 aprile 2022. Le domande saranno prese in considerazione in base alla loro data di presentazione e fino all’esaurimento delle risorse economiche contemplate. In ogni caso entro 90 giorni dalla presentazione della domanda l’esercente  conoscerà l’esito della sua richiesta e se favorevole, potrà usufruire del contributo spettante.

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