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Maddalena Fezza, la Serva di Dio, il cui corpo, alla morte, fu liberato da tutte le piaghe

Il corpo della Serva di Dio Maddalena Fezza fu ricoperto per tutta la vita da dolorosissime piaghe che inspiegabilmente scomparvero dopo la sua morte.

Maddalena Fezza nasce il 30 ottobre 1811 a Pagani, primogenita di Gennaro e Gelsomina Marrazzo. La famiglia della Serva di Dio era di umilissime origini. Il padre, un contadino povero ed analfabeta, si faceva aiutare dalla moglie nel lavoro dei campi e ben presto vi portò anche la figlia. Si racconta che durante le pause per il pranzo la piccola offrisse il suo pasto agli operai per poi nascondersi, intenta al raccoglimento e alla preghiera.

Per lo stesso spirito di mortificazione si gettava tra i rovi e dormiva sulla nuda terra con la testa appoggiata ad una pietra, accettando punture e morsi di insetti senza lamento alcuno. Nel 1837 la mamma di Maddalena mori, vittima del colera. Nello stesso periodo si presentarono a Maddalena i primi sintomi di una malattia che poco alla volta, ma inesorabilmente, le avrebbe rattrappito ogni parte del corpo, costringendola a rimanere immobile, “in fondo di letto bucato”, per circa quarantanove anni. Nonostante le sue condizioni di salute, volendo Maddalena essere tutta di Dio, si consacrò interamente a Lui con i tre voti della perfezione evangelica: povertà, castità e obbedienza. Vestì l’abito dell’Addolorata e si cinse del cingolo di S. Francesco di cui era terziaria.

Primo segno profetico del suo destino fu la formazione di una piaga nella zona renale. Non rivelò ad alcuno il male che pativa con pazienza e rassegnazione. Accorgendosene però una sua amica questa ne informò subito il confessore il quale ordinò a Maddalena di curarsi senza esitare. La Serva di Dio, fedele al suo voto, obbedì, ma nel frattempo udì una voce che le predisse che per tutta la vita mai più una piaga avrebbe corrotto il suo corpo.

Il padre nel 1839, in età oramai avanzata, si risposò. La matrigna di Maddalena non mancava di mortificarla continuamente, ma la giovane accettava con pazienza ogni sorta di angheria, mostrandosi sempre obbediente e virtuosa. Morto il padre nel 1843, Maddalena si ritrovò ammalata, orfana e senza mezzi di sorta, tranne la proprietà di una stanzetta in un cortile di via S. Francesco, al primo piano, ereditata dai suoi genitori. Lì fu trasportata sopra una sedia e vi trascorse l’intera sua vita.

Unico mobilio un lettino addossato ad una parete che Maddalena chiamava il mio letto di rose, accanto un comodino con sopra la statua del Bambino Gesù e una lampada che ardeva notte e giorno davanti alla immagine della Madonna dei sette veli di Foggia. La malattia tormentava Maddalena notte e giorno e specialmente nella Settimana Santa si acuivano le sue sofferenze.

Dolori violenti alla testa, spasimi atrocissimi ai piedi, da ricordarle i chiodi di Gesù Crocifisso. Dolori spasmodici alla bocca, che resero la lingua una piaga. Spesso andò incontro ad agonie, svenimenti e si temette per la sua vita. Gli stessi medici che la curavano asserivano che la sua esistenza era da ascrivere ad un miracolo. Eppure Maddalena non veniva mai sopraffatta. Ella conservava sempre una pace inalterabile, il volto esprimeva gioia e serenità.

Quantunque la Serva di Dio avesse sempre amato di vivere appartata e lontana dai clamori del  mondo, pure la sua buia, umida cameretta era visitata da ogni genere di persone. La marchesa di Rende, Angelica Caracciolo, si recava spesso a visitarla. La prima volta che la piissima nobildonna napoletana, intima di fra Ludovico da Casoria e Caterina Volpicelli, entrambi oggi canonizzati, poté fare visita a Maddalena, nel vederla e udirne le parole si inebrio di tanta delizia e il suo animo fu preso da tanta pace che ella spesso soleva ripetere che mai il suo animo era stato cosi allietato.

Per attestare la stima e la gratitudine che la marchesa aveva per lei, le dono, tra l’altro, un Crocifisso ligneo, con figura in bronzo, benedetto e arricchito di indulgenze da papa Pio IX. Il Crocifisso fu deposto nella bara di Maddalena alla sua morte e oggi ritrovato intatto durante l’ultima ispezione ai resti mortali della Serva di Dio. Un altro personaggio che da cui Maddalena trasse ispirazioni e che con lei ebbe un profondo legame spirituale, fu Tommaso Maria Fusco, fondatore della Congregazione delle Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue, oggi Beato.

Nel momento più buio della sua esistenza, tale da rischiare di annullare tutte le opere da lui iniziate, Tommaso si rivolse a Maddalena per consiglio e conforto, e la Serva di Dio, interprete della volontà di Dio, lo esortò a continuare nella sua opera, affidandosi al Signore e al giudizio del suo Vescovo. Don Tommaso Fusco, alla morte di Maddalena, fu il più risoluto sostenitore della necessità di aprire il processo di beatificazione e canonizzazione.

Il Vescovo di S. Agata dei Goti, Mons. Domenico Ramaschiello, il 15 maggio 1887, dopo pochi giorni dalla morte di Maddalena, testimoniò per iscritto che aveva avuto la fortuna di incontrarla e, spesso, confessarla. Dopo tali incontri ritornava a casa “edificatissimo e pieno di alte idee delle sue singolari virtù”. Attesto altresì che mons. Francesco Vitagliano già vescovo Coadiutore di Bitonto e poi di Nocera, anche lui confessore di Maddalena per diversi anni, la reputava santa, raccomandandosi a lei affinché pregasse per la sua anima.
Diverse le grazie e i benefici che Dio volle elargire tramite la preghiera di Maddalena. Numerose le testimonianze di particolari favori ricevuti raccolte dopo la sua morte.

I suoi direttori spirituali furono tutti Redentoristi: p. Raffaele Bocchino, p. Giuseppe Vizzini, p. Francesco Alvino ed infine p. Luigi Giordano, cugino del Beato Tommaso Fusco, tutti morti in concetto di santità. P. Giordano era talmente convinto della santità di vita di Maddalena da lasciare una somma consistente del suo patrimonio personale per la causa di beatificazione della Serva di Dio.

Giovedì 7 aprile, le sue sofferenze si acuirono all’inverosimile. Ricevuto il Viatico, chiese alle due pie donne che l’avevano sino ad allora amorevolmente assistita, di essere posta sulla nuda terra per morire da penitente. Trascorse la notte in intima comunicazione con Dio, ed all’alba dell’8 aprile, Venerdì Santo, rese il suo spirito. 
Il dottore Carmine Citarella, che stilò il certificato di morte, testimoniò che il suo corpo, straordinariamente, non presentava l’oltraggio di alcuna piaga da decubito. 

Diffusasi la notizia della morte di Maddalena a Pagani e nelle città vicine, fu un tale accorrere di gente che si rese necessario l’impiego della guardia civica per contenere la folla. Una sola voce si levo per le strade, un solo grido: E morta la Santa! Beata Lei! Il giorno successivo il corpo dell’anima eletta fu portato nel vicino tempio dedicato alla Madonna del Carmine detta delle Galline. Qui p. Luigi Giordano, con voce rotta dall’emozione, lesse un’appassionata orazione funebre.

Dopo il rito religioso la salma fu trasportata, accompagnata da schiere di sacerdoti e tra due ali di folla, in un’atmosfera di profonda pietà e preghiera, nel cimitero della città dove fu tumulata nell’ipogeo della cappella della Madonna delle Galline. Talmente vasta era la fama di santità di Maddalena che il 17 dicembre 1888, eccezionalmente, su iniziativa di don Tommaso Fusco fu iniziato il processo informativo per la sua canonizzazione. Dopo poche sessioni però, il tutto fu archiviato e sepolto dalla polvere del tempo.

Nel 1930 le suore della Carità del Preziosissimo Sangue ottennero che i corpi di don Tommaso Maria Fusco e della Serva di Dio Maddalena Fezza fossero portati nella Chiesa di San Francesco a Pagani. Inspiegabilmente però non si procedette alla traslazione. Il 19 maggio 2018, lo Spirito Santo ha permesso che finalmente i resti mortali della Serva di Dio fossero traslati nella monumentale Basilica dedicata al Santo da lei tanto amato, Alfonso Maria de Liguori, dove tutti potranno finalmente chiedere a Dio grazie per sua intercessione.

Il 1 giugno 2018, il Vescovo della diocesi di Nocera-Sarno mons. Giuseppe Giudice, ha presieduto, nella stessa Basilica, una solenne celebrazione eucaristica in suffragio della Serva di Dio. Concludeva la sua omelia invitando i fedeli a pregare affinché il Signore volesse concedere la grazia di poter riavviare il processo di beatificazione e canonizzazione di Maddalena.

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Foto dell'autore

Leone Triggiani

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