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‘Il Primativo di Turi’ da nettare per gli dei, a nettare per gli uomini

Ciò che scriveva il Dott. Antonio Carpenè del ‘Primativo di Turi’ nel 1867: “Questo vino ha un bel colore di vino vecchio, sapore secco, tonico, fragranza gradevolissima, armonico, nel complesso generoso.

Conosciuto come “nettare degli dei”, dalla mitologia classica, all’Antico e Nuovo testamento, fino ai nostri giorni, il vino è da sempre simbolo ancestrale della nostra civiltà. Un alimento prezioso per l’uomo dal significato profondo, direi mitologico. Del vino si parla come di una forza straordinaria e vitale, che in passato rappresentava la volontà della vita, l’energia della natura e la fertilità dell’uomo e della terra. Del resto, dall’antica Roma con Bacco, all’Egitto con Osiride, fino all’antica Grecia con Dionisio, la salutare bevanda ha dato sempre testimonianza della sua presenza.

I grandi del passato, Marco Terenzio Varrone, Virgilio, Plinio il Vecchio e Lucio Giunio Moderato Colummella, dedicarono molti studi ed opere letterarie alla viticoltura e all’arte di produrre il vino. Anche Ippocrate, padre della medicina, considerava il vino un medicamento naturale, utile a migliorare le funzioni renali e quelle digestive. Mentre Platone scriveva che un uso moderato di vino dava forza e vigore fisico. Per la scuola medica salernitana del IX sec., il vino era una medicina dalle molteplici proprietà benefiche: acuisce l’ingegno, rafforza la vista, affina l’udito e rinforza il corpo. Lo stesso Dante, dedicando alcuni versi al vino, evocò nella Divina Commedia una metafora dell’anima umana che si versa nello spirito della natura: “…guarda il calor del sol che si fa vino, giunto al’omor che della vite cola”.

Ma, tornando alla nostra “vitis vinifera” e al suo rapporto stretto con la Puglia, diversi documenti fanno intendere che la pianta fu coltivata nel meridione d’Italia e, in particolare nella nostra regione, ancor prima dei tempi della colonizzazione greca, anche se alcune varietà di vite, considerate autoctone di Puglia, sono state introdotte proprio dagli antichi Greci. Successivamente, durante l’epoca repubblicana ed imperiale, i romani ne diffusero la coltivazione ovunque, tanto che la sua espansione determinò una diminuzione delle importazioni di vino dalle isole dell’Egeo e dalla Grecia.

Il Primativo di Turi

A Turi, la coltivazione della vite e la cultura del vino hanno una tradizione millenaria per via delle peculiarità del territorio: clima favorevole, natura del sottosuolo, sostanze organiche e inorganiche disciolte nel terreno. Peculiarità che nel tempo, sono state arricchite da una plurisecolare esperienza fatta sui campi dai nostri avi, esperti agricoltori e vocati da sempre alla coltivazione della vite. Per meglio comprendere quanto sia antico e radicato il culto del vino nel territorio di Turi e nell’intera terra di Bari, è importante ricordare una scoperta archeologica del VI secolo a.C..

Nel 1932, in via Fiume, nei pressi della stazione ferroviaria di Turi, nel corso di una serie di lavori dell’impianto fognario, fu rinvenuta una tomba a sarcofago di epoca peuceta (antica popolazione japigia) che testimonia, appunto, le origini peucete di Turi. Nel ricco corredo funerario trovato, venne recuperato uno straordinario vaso attico, (cratere a colonnette con figure nere), completamente dipinto e finemente decorato con figure e scene della mitologia greca. Questo reperto chiamato ‘cratere’, è un vaso di grandi dimensioni, appartenuto sicuramente ad una famiglia dell’aristocrazia locale del VI sec. a.C., usato durante i banchetti per la mescita del vino.

‘Il Primativo di Turi’
Cratere attico con le colonnette a fugure nere, VI sec. a.C (scoperto a Turi nel 1932 attualmente custodito presso il museo archeologico di Bari)

Il ‘cratere’ di Turi, raffigura le nozze di Zeus ed Hera, rappresentati su una quadriga preceduta da Ermes e seguita da Dionisio. Il resto del corteo nuziale è composto da Apollo e da tre figure femminili. Sull’altra faccia del vaso è riprodotta una scena dionisiaca con al centro la divinità e ai suoi lati due Sileni che danzano. I sileni erano divinità minori a cui si attribuiva la protezione delle sorgenti e dei fiumi che irrigavano e fecondavano i campi. L’importante reperto archeologico, attualmente è custodito presso il museo archeologico di Bari.

Turi, come pure Sammichele, sono territori vocati alla coltivazione della vite. Consultando uno dei catasti onciari del Comune, redatto a metà del settecento, emerge che buona parte del territorio comunale era coltivato con i ceppi di vite “a vigna”. Inoltre tanti erano i palmenti, presenti nei vigneti e in alcune abitazioni, le cantine con le botti d’ogni grandezza e i torchi vinari utilizzati per la premitura delle uve: (1750…si tassano tre torchi da premere le uve ad uso proprio per ducati 1:20).

Altro aspetto storico altrettanto importante, è la presenza nel territorio comunale dei resti di un grande torchio in legno di quercia, chiamato torchio a leva di Catone. Un antico sistema di torchiatura con una grossa leva ed una grande vite vinaria. Per l’epoca, il sistema, già in uso nel I° sec. d. C., rappresentava una straordinaria innovazione tecnologica, in quanto permetteva una maggiore pressatura delle vinacce. Un autentico reperto di archeologia industriale, che dimostra, ancora una volta, la nostra antica tradizione enologica.

A tal proposito è necessario riportare, alcune notizie storiche con dati scientifici pubblicati nell’800 da importanti riviste, bollettini e saggi, specializzati sull’arte enologica italiana. Trattati di ampelologia e ampelografia, dove emerge che fin dal periodo pre-unitario, a Turi si produceva e commercializzava un ottimo “Primativo di Turi”, un vino rosso di alta qualità, fatto con le uve locali.

La storia del vino ‘Primativo di Turi’ e la famiglia Cozzolongo

Il vino Primativo, dopo averlo sapientemente prodotto, invecchiato e affinato in grandi botti di legno, veniva imbottigliato e confezionato, per poi essere esportato in tutta Italia e nel resto del mondo. Nel 1873 il Vino Primativo di Turi venne esposto all’Esposizione Universale di Vienna, dove una bottiglia ‘annata 1869’, costava 1 lira, mentre 100 lt di vino non confezionato costavano 30 lire. “Produciamo ottimi vini da pasto, ed un vino speciale di Turi, questo lo slogan usato!”

Il produttore del vino Primativo di Turi, pioniere della commercializzazione del vino in bottiglia, fu il Sig. Domenico Cozzolongo, un lungimirante proprietario e grande esperto enologo. Suo zio, Don Modesto Cozzolongo, anch’egli ricco possidente terriero, era un primicerio del capitolo di Turi.  Dopo la sua morte, Domenico Cozzolongo passò il testimone al figlio Giovanni: elegante uomo d’altri tempi, d’animo buono e gentile, lungimirante come il padre, brillante e vocato allo studio e all’imprenditoria. Dai suoi concittadini veniva soprannominato “Don Giovanni non piglia resto”. Nel 1914 fu eletto sindaco del paese.

Nella rivista di viticultura ed enologia italiana del 1881, diretta dai chiarissimi Prof. G.B. Cerletti e dal famoso Dott. Antonio Carpenè, direttore della Società Enotecnica Trevigiana di Conegliano Veneto, entrambi luminari nel campo dell’enologia italiana, dopo attenta analisi e assaggi del vino prodotto dalla famiglia Cozzolongo scrissero:
Primativo rosso di Turi: limpido, bel colore di vino vecchio, sapore secco, tonico, fragranza gradevolissima, armonico, nel complesso e generoso.
“…abituati ad una franchezza ed indipendenza nei giudizi e ad essere imparziali, perché animiamo un solo campanile – quello dell’Italia – e non curiamo i campanili secondari, che spessissimo fanno velo alla ragione dei giurati nelle esposizioni, più o meno recenti e Nazionali, diamo una stretta di mano al cordiale Sig. Cozzolongo e lo preghiamo a proseguire nel cammino bene iniziato, perché avrà soddisfazione morale nel bene che farà al suo paese e sicuro lucro…”

Nel 1881, un altro importante professore della scuola enologica italiana, scriveva: 
“…dopo aver esposto queste nozioni di vinificazione, posso parlare di un vino speciale del barese fabbricato dal sig. Cozzolongo di Turi: Razionali ed informati a principii di scienza erano i metodi di vinificazione adoperati dal defunto sig. Domenico Cozzolongo. Egli manifatturava vini che furono trovati eccellenti e fu premiato in diverse esposizioni nazionali ed internazionali. Senza esagerare io sono del parere che ben potea il sig. Cozzolongo annoverare tra i più distinti enologi d’italia e della provincia di Bari”.

Il metodo Cozzolongo, un’‘arte’ tramandata nei secoli
(da uno scritto del Prof. Dott. N. Giammaria della Real Scuola Superiore di Portici)

“Pigiate accuratamente le uve e tolti metà dei raspi, egli procurò che avesse luogo una pronta e regolare fermentazione, tenendo sempre il cappello della vendemmia al di sotto del mosto. Quando il mosto segnò zero al gleucometro, avvinò, e ciò accadde dopo 3 giorni di fermentazione tumultuosa. Al vino della avvinatura fece poi riunire il primo e migliore torchiatico, cotanto raccomandato per dare al giovane vino un poco di più di acido tannico, il quale è molto utile per i vini dei nostri paesi caldi. Durante l’anno Cozzolongo praticò poi due travasamenti, preceduti sempre da solfarazione dei vasi, e dopo due anni di soggiorno nelle botti, chiarificò il suo vino con la gelatina, poi la passò nei vetri. Una vinificazione del tutto razionale.” “…Concludo con il dire che il primaticcio di Turi possiede ottimi pregi tanto da farlo annoverare tra i vini migliori d’Italia ed il Sig. Cozzolongo, volendo, potrebbe rendersi benemerito dell’arte enotecnica”.

Dopo secoli di tradizione vocati alla terra e all’arte vitivinicola, in terra di Bari cresce il distretto del vino primitivo di Gioia del Colle Doc. Circa mille ettari impiantati a vite nei territori di sedici comuni della città metropolitana. Tra questi i Comuni di Turi, Gioia del Colle, Putignano, Sammichele, Castellana Grotte e Acquaviva delle Fonti. Un consorzio di valorizzazione e di tutela sotto la presidenza del produttore vitivinicolo Donato Giuliani. Tra i fondatori e membro del consorzio di tutela del vino primitivo, un altro imprenditore turese, Antonio Michele Coppi, enologo di lungo corso, con la cantina di famiglia, fondata nel 1882 dalla famiglia Zaccheo di Turi.

Il Primitivo di Turi e di Gioia del Colle, un vitigno storico, una eccellenza nel panorama dei vini italiani, un mito che non si spegnerà mai!

Nella foto di copertina, il sig. Raffaele Giuliani con il suo traino carico di casse d’uva di primitivo, a Turi

Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri

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Foto dell'autore

Stefano De Carolis

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