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Appello al Comune di Capurso, “Diamo fastidio, ma per noi ragazzi non c’è niente!”

È l’appello al Comune di Capurso e, in particolare, al Sindaco Laricchia , rivolto da un gruppo di adolescenti affinchè vengano prese in considerazione le loro istanze e necessità. Tutto nasce da un battibecco tra il gruppetto di ragazzi, residenti a Capurso, e una manciata di mamme, all’interno del parco comunale “Pertini”.

Il litigio scaturisce dal fatto che i ragazzi, studenti delle scuole superiori tra i 15 e i 18 anni, stavano usando per i loro “allenamenti” un attrezzo destinato al gioco dei bambini. Le mamme, dal canto loro, ne reclamavano giustamente l’utilizzo esclusivo, opponendosi decisamente ad un impiego in condivisione del gioco.

Il diverbio si infittisce e termina con la sonora “cacciata” dei giovani dalla zona ed è a questo punto che la polemica incalza con una serie di lamentele all’indirizzo dell’Amministrazione comunale, tacciata, dagli adolescenti, di indifferenza istituzionale.

“Per noi, qui a Capurso, non c’è niente – dicono – e nessuno ha mai speso una parola, un pensiero o un progetto per permetterci di rimanere all’interno del nostro paese. O usciamo da Capurso per raggiungere gli altri Comuni più attrezzati, o giriamo raminghi per le vie cittadine, oppure se veniamo al Parco per “allenarci”, troviamo sempre qualcuno che ci ordina di andar via”.

“Tante volte ci siamo rivolti all’Amministrazione per chiedere di essere ascoltati come cittadini aventi diritto, senza aspettare che noi si diventi maggiorenni per far sentire la nostra voce, ma siamo stati e siamo puntualmente ignorati”. “Sappiamo bene che non è possibile condividere gli spazi del Parco con i bambini, ma noi, dove dobbiamo andare?”.

“Tra restrizioni varie e palestre chiuse, che tra l’altro non tutti possono permettersi perchè molti dei nostri genitori sono disoccupati e devono dare la precedenza ad altre necessità, ci stanno obbligando ad ulteriori insopportabili rinunce. Quindi basta a discutere con le mamme dei bambini e basta a prenderci la quotidiana dose di umiliazione. Chiediamo – insistono i ragazzi – che vengano presi provvedimenti a nostro favore e vengano messi a disposizione, anche per noi “inutile terra di mezzo”, spazi adeguati a tutela della nostra vita”.

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Elvira Zammarano

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