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16 casi di variante indiana nel Salento e una simil nigeriana a Bari: tutto è in evoluzione

da Elvira Zammarano

13 casi a Lecce e 3 a Nardò, mentre a Bari si parla di una variante molto simile a quella nigeriana. Quest’ultima è stata isolata in un 30enne, di origine straniera, colpito da polmonite bilaterale, curato presso l’ospedale San Paolo e dimesso recentemente. A isolare la variante simil nigeriana, il laboratorio di Epidemiologia molecolare del Policlinico di Bari, diretto dalla prof. Maria Chironna. Da quanto è emerso, la variante simil nigeriana, così come quella indiana, si comporta esattamente come le altre, pertanto è ‘necessario alzare la guardia’.

La raccomandazione arriva dal virologo Fabrizio Pregliasco, componente del Cts Lombardia, il quale dice che “La carica virale (delle varianti) è superiore, la durata della contagiosità è di 14 giorni invece dei 10 del virus originale e la carica virale più alta, rende la nuvola droplet (particelle salivari) più pervasiva nello spazio”, e quindi con un maggiore rischio di contagio. Inoltre, aggiunge che queste varianti preferiscono i più giovani “Vediamo maggior contagiosità del virus e una grande prevalenza tra 13 e 19 anni così come tra i più giovani, con infezioni inapparenti che facilitano la catena del contagio – ribadisce il professore.

A stemperare la raccomandazione del cattedratico, ci pensa Roberto Burioni, professore al San Raffaele di Milano, “Non ci sono al momento dati che indicano una maggiore contagiosità o una maggiore ‘patogenicità’ di questa variante. In tre studi clinici preliminari alcuni vaccini sembrano essere meno efficaci contro di essa”.

Nel frattempo i casi di variante indiana in Puglia, aumentano e quelli già isolati – si tratta di immigrati asiatici regolari in Italia, rientrati il 15 aprile a Lecce in aereo – preoccupano, per via della forte resistenza che questa mutazione ha sviluppato nei confronti dei vaccini e che le persone già trattate possano esserne comunque colpiti. Le verifiche sul tracciamento, fanno addirittura pensare che i casi di Lecce e Nardò non siano neppure collegati tra loro.

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