Home Cronaca Bari, querelò magistrato, oggi il rinvio a giudizio. Cipriani, “Presto una conferenza stampa in cui faremo nomi e cognomi”
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Bari, querelò magistrato, oggi il rinvio a giudizio. Cipriani, “Presto una conferenza stampa in cui faremo nomi e cognomi”

da Elvira Zammarano

La vicenda, come ha spiegato Luigi Cipriani, segretario della O.S.GIL-Sanità, risale ad alcuni anni fa, quando il magistrato, impegnato politicamente, lo diffamò sulla Tv nazionale. Oggi, l’annuncio del rinvio a giudizio per lui. Il segretario, in quel periodo, aveva intrapreso un’iniziativa di politica sociale, probabilmente non condivisa dal politico, che in quell’occasione, durante una trasmissione televisiva, si lasciò andare a commenti pubblici offensivi nei riguardi del segretario e dell’intero quartiere Libertà. Cipriani, che nel quartiere ha un CAF, punto di riferimento per tanti residenti, aveva raccolto circa 6000 firme da inviare al governo come denuncia per un degrado sociale e urbano della zona.

 “Invitai il governo a farsi carico di ciò che stavamo e stiamo tuttora vivendo”, dice Cipriani. “Ciò che mi ha spinto a procedere è stato il fatto di vedere persone e amici, nate e cresciute nel quartiere, andar via, svendendo anche le loro case, pur di allontanarsi in fretta dal Libertà, in quanto diventato ‘pericoloso’”.

“Dopo la presentazione delle firme, c’è stato l’intervento di Rete4, a cui ho spiegato le problematiche della zona. Ho raccontato delle risse tra immigrati, delle molestie riservate a signore e ragazze, dei furti, delle intimidazioni, delle prepotenze, degli atti vandalici e delle latrine a cielo aperto. Sinceramente eravamo e siamo stanchi di vedere questa parte della nostra società non ancora integrata e che non ha nessuna voglia di farlo. Per questo – ribadisce – mi sono fatto portavoce di gran parte degli abitanti”.

“La presa di posizione del magistrato è stata veloce – racconta Cipriani – perché durante una trasmissione sul nazionale, in riferimento al servizio di Rete4, ha dipinto me, come un colluso con la malavita del posto, che il mio ufficio sarebbe stato un locale frequentato da persone poco raccomandabili e che io stesso sarei un ‘birraiolo’. Per me è stato un colpo basso. Mai avrei affrontato un rivale in politica basandomi sulle offese personali. E poi, tengo a precisare che se abbiamo raccolto le firme per denunciare quello che non va è perché teniamo alla nostra Regione e in particolare a Bari e che non abbiamo alcun pregiudizio verso chi è arrivato nel nostro Paese e si è ben integrato, entrando a far parte a pieno titolo della nostra comunità. Il biasimo – replica il sindacalista –, lo riserviamo a tutti coloro, italiani compresi, che non rispettano le regole. Solo questo volevo dire”.

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