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Scuola, Da oggi tutti in presenza, anche in zona rossa, e nel resto dell’UE?

da Elvira Zammarano

Per noi, resta tutto uguale, e mi riferisco, sostanzialmente, a ciò che ha portato alla chiusura della scuola, e in pole position ci sono i trasporti. In ogni caso, dalle 8 di stamattina, e fino alla fine dell’anno scolastico, nel nostro Paese, si torna a scuola in presenza e in modo contingentato (dal 70% al 100%, se si è in zona gialla o arancione e dal 50% al 75%, se si è in zona rossa). Per la Puglia, rimangono ancora la dad e la ddi.

Anche per le università, in zona arancione o gialla, da oggi, 26 aprile, fino al 31 luglio, tutti tornano in aula, mentre per quelle in zona rossa, la presenza sarà consentita, ma solo agli studenti del primo anno. Detto fatto. O forse più detto che fatto. Perché sul fronte scuola, in Italia, le polemiche non si placano e le Regioni, a prescindere dal colore, sono divise. A battere i pugni sono ancora (e sempre) i Sindacati e i Docenti, ma non mancano neppure le proteste dei Dirigenti. E negli altri Paesi europei come vanno le cose? Quali sono le precauzioni prese? Quali le differenze con il nostro modo di procedere?

In Germania la scuola era aperta già da alcuni mesi (22 febbraio scorso) ma solo per i ragazzi fino ai 12 anni di età. Da oggi invece, riaprono anche le scuole superiori. Il governo aveva disposto per 100mila lavoratori delle scuole primarie la priorità vaccinale, ma in seguito alle proteste degli insegnanti delle secondarie, ha esteso a tutti la vaccinazione. Nel frattempo, studenti e insegnati, due volte settimana, si sottopongono ai test anticovid e ogni scuola ha ridotto a 15 il numero di ragazzi per classe, disponendo anche precise turnazioni, l’obbligo della mascherina e del distanziamento all’interno dei locali scolastici, anche se si è stati vaccinati.

Per quanto riguarda la Spagna, il governo ha imposto da subito un rigoroso rispetto delle quarantene preventive. In presenza di un positivo, per tutto il periodo dell’isolamento, tutte le classi devono isolarsi, ricorrendo alla dad. Questo sistema, insieme all’uso obbligatorio della mascherina dai 6 anni in su, alle ferree regole igienico sanitarie predisposte dal governo e al rispetto meticoloso del distanziamento sociale, ha ridotto la trasmissione dei contagi nella scuola, che di fatto, non ha mai veramente chiuso.

Per la Francia le cose non sono andate molto diversamente, nel senso che, tranne per un breve periodo, una vera e propria chiusura non c’è mai stata. Anche qui, la mascherina è obbligatoria dai 6 anni in su, insieme al preciso rispetto delle norme igienico sanitario e al rigoroso distanziamento. L’unica differenza rispetto agli altri Paesi UE, è una diversificazione della chiusura in base alle varianti: è sufficiente che una sola persona sia positiva alla variante sudafricana o brasiliana, per chiudere l’intera classe, per le altre varianti, le persone positive devono essere almeno 3. Non solo, ma qui, sono stati impiegati oltre 1.700 studenti di medicina o altro personale sanitario per eseguire tamponi su targa scala e a tutta la popolazione scolastica. Anche se, da fine marzo, c’è stata un’ulteriore chiusura per via di una grave recrudescenza della pandemia in Francia.

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