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Giudice corrotto, pressioni su medico per facilitare scarcerazione di un detenuto

da Elvira Zammarano

Il Giudice, scoperto nel suo ufficio con 6000 euro appena intascati e con 60 mila nascosti nelle prese di casa, avrebbe affidato l’incarico peritale ad un (nuovo) “medico suggestionabile”. 

L’ex Gip barese Giuseppe De Benedictis avrebbe esercitato “abilmente pressioni” su un medico per favorire la scarcerazione di un detenuto, difeso dall’avvocato penalista Giancarlo Chiariello, suo complice (in casa del figlio Alberto è stato trovato oltre 1 milione di euro, sulla cui provenienza si indaga).

Il Gip, accusato di corruzione, rivelazione e divulgazione illecita di atti d’ufficio secretati, di notizie custodite in banche dati riservati, relative a dichiarazioni di collaboratori di giustizia ancora segrete, è in carcere da ieri, insieme all’avvocato Chiariello, su disposizione della DDA leccese.

De Benedictis, secondo l’accusa, avrebbe indotto un medico a stilare una perizia ad hoc da cui doveva emergere l’incompatibilità della custodia cautelare in carcere a favore di quella domiciliare, per il detenuto foggiano Antonio Ippedico. L’uomo era in carcere dal settembre 2020 perché coinvolto in una maxitruffa alla Regione, su cui indagò la Procura di Bari ed era un cliente di Chiariello.

Nella documentazione del Gip di Lecce si legge che De Benedictis, “più volte esorta il perito a dichiarare l’incompatibilità carceraria prospettando seri guai per il medico legale ove l’indagato dovesse morire in carcere” per il Covid. Secondo l’accusa il contenuto della perizia “veniva predeterminato dal giudice e di fatto dettato al perito”, dicendogli “questo devi scrivere”.

Negli atti della Procura leccese si legge ancora, “Il giudice sa bene che i gravissimi reati per i quali lui stesso ha messo in carcere l’indagato (Ippedico,) non gli consentono di affievolire la misura custodiale in atto con quella domiciliare. L’unico modo per aggirare l’ostacolo senza suscitare uno scandalo – sottolinea il Gip – è quello di percorrere la strada della incompatibilità con il regime carcerario per gravi motivi di salute”.

Anche se, continua il magistrato, De Benedictis “sa bene che non c’è nessuna incompatibilità”. “L’unico cambiamento”, rispetto alle altre perizie precedentemente redatte, si legge ancora negli atti, “è il deplorevole interesse ad assecondare la richiesta dell’amico avvocato”. Tanto che l’incarico viene affidato ad un nuovo “medico suggestionabile”.  

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