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Senza nuoto siamo tutti un po’ meno liberi

da Rosella Tirico

La solitudine dei popoli
Ci sono tanti aspetti che non capiremo mai di questa pandemia. Innanzitutto le cause, ma anche il paradosso che si è evidenziato tra sviluppo tecnologico e vulnerabilità delle masse. Tanto più le masse hanno possibilità di comunicare ed utilizzare i social tanto più sono controllate e condizionate.  La cultura digitale non si basa sulla riflessione e sulla interiorizzazione consapevole di concetti e di idee. Le opinioni corrono e si diffondono come i virus. La gestione della pandemia sin dal suo insorgere a Wuhan e successivamente in Italia rivela errori ed incongruenze che destano sospetti sulla consapevolezza dei Governi e sulla volontà di controllare e gestire le masse. Se tutto il mondo è  condizionato da poteri politici ed economici che si intrecciano in una micidiale alleanza, anche l’Italia non ne è esente perché inserita nel sistema mondiale. L’Europa dei popoli allora ci appare sempre più lontana e chimericamente desiderata come il sacro Graal perché “puri di cuore” non ce ne sono più né in Europa e neanche al Parlamento. I popoli anziché procedere verso un futuro di fratellanza, sostenibile e tollerante saranno sempre più deboli, soli e controllati e si agiteranno non comprendendo le ragioni dei provvedimenti calati su di loro al massimo organizzando piccole rivoluzioni da cortile. Per esempio non si comprende la logica di alcune scelte di chiusura o di apertura delle diverse attività commerciali e sociali nel nostro Paese.

La solitudine dei gestori di palestre e piscine e degli sportivi
Con la chiusura prolungata  delle palestre e delle piscine emerge la solitudine dei loro gestori e del popolo variegato dei loro frequentatori, persone  consapevoli che il movimento è alla base della vita, della socialità e del benessere interiore prima che esteriore. Eppure diversi studi hanno dimostrato che i soggetti con buona massa muscolare reagiscono meglio alle infezioni ed anche al COVID, che il cloro delle piscine potrebbe neutralizzare e/o ridurre l’infettività del virus (studio inglese ancora in corso dell’Imperial College London). Che i virus influenzali e simili non sopravvivano nelle piscine era intuitivamente comprensibile, chi pratica nuoto regolarmente difficilmente accusa malattie da raffreddamento o influenzali. La respirazione ritmata e controllata aiuta l’organismo in processi di autoregolazione, creando effetti benefici sia per la mente che per tutti i tessuti. La diminuzione di gravità in acqua consente al corpo di utilizzare al meglio tutta la sua potenziale capacità motoria. Privati dell’attività fisica che favorisce un movimento socializzante, nelle palestre, ma soprattutto del movimento completo che si fa nel silenzio dell’acqua delle piscine, accompagnati solo dal rumore delle bracciate e dei pensieri, si è  tutti un po’ meno rilassati, meno consapevoli e meno socievoli. Già nei primi mesi di quest’anno alla Camera dei Deputati è stato presentato da Fratelli d’Italia un emendamento ad un Decreto COVID per la riapertura di palestre e piscine e scuole di danza nelle zone bianche e gialle, secondo il rispetto dei protocolli di sicurezza in vigore, ma è stato bocciato. Se è possibile ovviare alla chiusura delle palestre sia pure in modo provvisorio con un allenamento “fai da te”, sicuramente non si può ovviare alla mancanza dell’apertura delle piscine neanche con i divertenti esperimenti di “nuoto a secco” spesso postati sui social dagli amanti del nuoto. Sorge il sospetto che la catena degli sport minori non crei un indotto interessante per il PIL. Sorge il sospetto che come per altri settori della vita pubblica, per esempio le scuole, ci si soffermi su aspetti strumentali anziché ripensare strutture, gestioni e logiche organizzative, che però richiederebbero maggiori investimenti ed impegno politico.

Riapertura di palestre e piscine 
Sono state avanzate numerose proposte al Governo per la riapertura delle palestre e delle piscine, con elaborazione di linee guida per la sicurezza. Sembra però rimanere una distinzione tra piscine e palestre, perché per queste ultime si prevede la possibilità di rimanere aperte anche con situazione di rischio. Tuttavia anche per le piscine, un accesso contingentato e controllato, unitamente al rispetto delle linee guida proposte dai titolari potrebbe far considerare la possibilità di apertura in situazioni di rischio.  Sia per le palestre che per le piscine i minori guadagni ed i costi per ingressi prenotati e regole di distanziamento potrebbero essere compensati da bonus ed accompagnamenti economici per sostenere le riaperture parziali che richiedono investimenti per messa in sicurezza e ripristino delle attrezzature. Superate le fasi dei lockdown generalizzati e totali è  importante che si rifletta sul fatto che l’apertura di palestre e piscine è un problema di salute pubblica. Esse sono necessarie quanto gli esercizi commerciali che vendono o offrono beni di prima necessità. Il nuoto libera il corpo e forse anche troppo la mente.

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