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Task Force, Verbali e Pandemia, per il Ministero, “Roba informale”, inutile visionarli

da Elvira Zammarano

I Verbali da cui si potrebbero evincere tutte le dinamiche, e soprattutto i criteri utilizzati dalla Task Force, nata per contrastare l’epidemia nel nostro Paese, sono ancora top secret. E ciò non è ammissibile. Non lo è per i quasi 60milioni di Italiani che si percepiscono ostaggio di un sistema opaco, invadente e omissivo. Non lo è per tutti coloro che hanno perso il lavoro e la dignità. E non lo è, soprattutto, per gli oltre 115mila morti (5.360 solo in Puglia e 32.059 in Lombardia) che l’Italia intera, da nord a sud, piange. Questa mancanza di trasparenza – dall’incredibile “copiaincolla” di Ranieri Guerra ad oggi – con tutto l’orrore che ne è derivato, è ancora, purtroppo, palesemente esercitata.

Giuseppe De Lorenzo, de IlGiornale.it, in un suo articolo riporta che alla richiesta di poter visionare quei verbali, “ Il dicastero rispose picche: non ve li diamo, perché non si tratta di robe ufficiali ma di un ‘tavolo informale’. E che sollecitato di nuovo, l’ignoto dirigente dell’Ufficio di Gabinetto ribadì nuovamente che le ‘minute’ e ‘gli scritti informali’ prodotti in quelle riunioni sono solo ‘resoconti riepilogativi’. Niente di serio, insomma”.

Sul “niente di serio” ci sarebbe, invece, da dire molto e anche seriamente. Ma per questo è necessario spiegare che la testata già nel novembre 2020 aveva chiesto e ottenuto l’accesso agli atti per visionare “copia di tutti i verbali della task force” e che da quella “robetta” informale, come racconta De Lorenzo, emerse che “A Gennaio, quando i Pm inviarono la Guardia di Finanza al ministero, con in mano un decreto di perquisizione locale e informatica, si accorsero che, nel resoconto di Gennaio, c’erano le dichiarazioni verbalizzate di Giuseppe Ippolito, direttore dello Spallanzani, il quale aveva evidenziato l’opportunità di riferirsi alle metodologie del Piano pandemico di cui è dotata l’Italia e di adeguarle alle linee guida appena rese pubbliche dall’Oms”.

A questo punto, date le note vicende legate all’Oms, è lecito domandarsi se non sia corretto permetterci di conoscere fino in fondo il resto di quella “inutile” documentazione. E che se è vero, come dice l’Avvocatura dello Stato, che si tratta di meri atti informali che non avrebbero alcuna influenza e non toglierebbero nulla al lavoro svolto dalla task force, allora perché non renderli pubblici? “Per l’avvocatura – secondo IlGionale.it- il diniego alla pubblicazione deriva dal fatto che ‘non esistono’ verbali sulla task force”.

E questo, se ci pensiamo, rispetto al nostro dramma, è a dir poco inquietante. Infatti la testata continua, “Pare che negli archivi ci siano solo ‘resoconti informali, con allegato l’elenco dei presenti, acquisito nel corso della riunione’. Di più: anche l’attività stessa del gruppo era ‘un tavolo di consultazione informale del Ministro’. In pratica una nube inconsistente. Cioè – spiegano dal giornale -, questi cervelloni decidevano le sorti sanitarie del Paese, e lo facevano informalmente? Come si sta al bar a chiacchierare della moviola? Addirittura, spiega l’avvocatura, non v’era neanche un ‘decreto ministeriale istitutivo’ che ne disciplinasse ‘formalmente l’attività’ o ne scandisse ‘tempi e modalità di procedimento’”.

Se tutto questo fosse vero, è inaccettabile. E se dietro l’insistenza dell’Avvocatura nel ribadire che l’ufficiosità dei verbali non toglie assolutamente niente al lavoro svolto dalla Task force, allora qualcuno ci deve dire perché ancora non si vuole mostrare l’”esegesi” dei criteri adottati (dallo stato di emergenza, al lockdown).

“Mica robina da niente”, conclude IlGionale.it. “In realtà, ovviamente, delle carte esistono. Ma il ministero non intende mostrarle. Inoltre mancano l’intestazione, la data, la firma, il protocollo interno e via dicendo. Sintesi: non essendo ‘documenti amministrativi’ veri e propri, il ministero non intende fornirli a chi li richiede. Amen”.

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1 commento

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Maria Luisa 17 Aprile 2021 - 7:13

Non possiamo certo dire che nella nostra nazione la trasparenza sia di casa! Del resto nessuno legge con consapevolezza la nostra bella Costituzione che dedica molto spazio ai criteri di trasparenza , efficacia ed efficienza. Noi la legge amiamo adeguarla e plasmarla al bisogno , tanto , come si dice a Bari: “Chi lo deve sapere”?

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