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Distrutta dal Covid, 50enne si sottopone a trapianto di trachea (il primo al mondo)

da Elvira Zammarano

L’intervento, il primo al mondo, durato 4 ore e 40 minuti, è stato eseguito con successo, il 2 marzo scorso, dall’équipe del professore Erino Rendina, e dalla chirurga Cecilia Menna, responsabile del programma Tracheal Replacement del Sant’Andrea di Roma. Il paziente, 50 anni, è stato dimesso il 22 marzo, sta bene e ha ripreso tutte le sue attività, comprese le funzioni tracheali. L’intervento si è reso necessario per i notevoli danni causati dagli strumenti di ventilazione a cui i malati gravi di Covid sono sottoposti. La trachea, quasi del tutto compromessa, è stata rimossa e ricostruita con una sezione dell’aorta toracica preventivamente crio-depositata presso la Fondazione Banca dei Tessuti di Treviso.

“La patologia tracheale – ha spiegato Rendina – era estesa e severa e non poteva essere affrontata con le tecniche di ricostruzione, su cui pure abbiamo maturato una esperienza ventennale e l’unica opzione plausibile era la sostituzione dell’intera trachea con biomateriale”.

Per Cecilia Menna, “Una delle criticità maggiori nella sostituzione della trachea, tubo rigido e pervio è il ripristino della sua rigidità: per questo abbiamo provveduto a inserire all’interno dell’aorta impiantata un cilindro di silicone, la cosiddetta protesi di Dumon, della lunghezza di 10 cm e ripristinato completamente la pervietà aerea, la respirazione, la fonazione e la deglutizione”.

Paolo Anibaldi, il direttore sanitario del Sant’Andrea, ha ribadito che gli effetti negativi del Covid, spesso sono imprevedibili e inimmaginabili, “Dopo un anno di pandemia – ha detto – ci troviamo a fronteggiare quelli che sono gli effetti del virus, come questi alla trachea. Purtroppo ci saranno altri casi con problemi analoghi e noi ci candidiamo ad essere un centro chirurgico di riferimento “.

L’uomo, subito dopo l’intervento non ha avuto necessità di essere ricoverato in terapia intensiva ed è riuscito a parlare e a respirare in autonomia. I successivi controlli broncoscopici hanno evidenziato il buon andamento post-operatorio dell’intervento, la corretta posizione del cilindro di silicone e il buon innesto aortico. Per il 50enne non è a programmata alcuna terapia immunosoppressiva.

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