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Vaccino Johnson&Johnson, dal prossimo 16 Aprile in Italia, qualche info

da Elvira Zammarano

Sappiamo ancora poco di lui, anche se il suo nome, ci riporta all’infanzia, al talco e ai profumi dei bebè, ma niente di tutto questo, perché dopo Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca-Oxford, sarà per tutti il quarto vaccino destinato a combattere il Covid.

Dal 16 Aprile anche in Italia

Intanto diciamo che è stato approvato dagli enti regolatori statunitensi ed europei (EMA), che hanno dato il via libera alla sua somministrazione. Quindi, dal prossimo 16 febbraio prepariamoci a riceverlo anche noi, in Italia. La casa produttrice è la Janssen, una società controllata dall’americana Johnson & Johnson e il suo utilizzo riguarderà le persone dai 18 anni in su e sarà monodose. Secondo gli accordi, al nostro Paese, ne spetterebbero circa 7,3 milioni di dosi, nel frattempo, conosciamolo un po’ di più.

Una premessa doverosa sui “vecchi” vaccini

Come utile premessa è necessario sapere che i “vecchi” e collaudati, vaccini sono stati prodotti secondo due modalità: inoculando il patogeno inattivato (ucciso) – per esempio, quello del morbillo -, oppure iniettando nell’organismo gli antigeni del virus o del batterio opportunamente e preventivamente trattati. In questo modo, l’organismo, qualora fosse venuto a contatto col virus, riconoscendolo, lo avrebbe subito neutralizzato attraverso il suo sistema immunitario, idoneamente addestrato (a farlo).

Vediamo, ora, i nostri quattro

Per i nostri quattro vaccini, le cose vanno un po’ diversamente, nel senso che vengono immesse nel nostro corpo le informazioni genetiche del virus, finalizzate alla produzione della proteina spike. Questa va a stimolare sia i nostri anticorpi (anti-S) neutralizzanti, sia gli altri anticorpi funzionali specifici (anti-S). Per cui, se la persona vaccinata dovesse avere un contatto ravvicinato col Covid, la sua memoria immunitaria entrerà in gioco riconoscendo la proteina spike del virus e lo combatterà.

Vediamo nello specifico il vaccino Johnson&Johnson

Ritornando al Johnson&Johnson, esso non contiene novità rilevanti rispetto agli altri vaccini, perché adotta i loro stessi principi. Tuttavia, contrariamente al Pfizer e al Moderna non utilizza l’rna messaggero per stimolare il sistema immunitario, ma, allo stesso modo di AstraZeneca, anche se diverso, utilizza come vettore un “adenovirus”, ovviamente non in grado di replicarsi, né di provocare la malattia. Inoltre, viene anche specificato che il vaccino non contiene adiuvanti, né conservanti e neppure materiali di origine animale o fetale.

Come si è comportato il vaccino durante la fase sperimentale?

Nella fase 3 di un trial clinico, condotto negli Stati Uniti, in Sudafrica e nei Paesi del Sud America, per testarne efficacia, sicurezza e immunogenicità, da cui però sono state escluse persone con un sistema immunitario fragile o sottoposte a terapie immunosoppressive da almeno 6 mesi e le donne in gravidanza, il vaccino ha mostrato un’efficacia nel prevenire le forme più gravi, fino al 76,7% dopo 14 giorni dalla sua somministrazione e dell’85,4% dopo 28 giorni. Invece, per quanto riguarda le reazioni avverse, queste sono avvenute 1-2 giorni dopo la sua inoculazione, sono state di lieve e moderata entità e di breve durata (dolore nel sito di iniezione (48,6%), mal di testa (38,9%), stanchezza (38,2%), dolori muscolari (33,2%) e nausea (14,2%) per max 2 giorni). Solo il 9% dei partecipanti al trial ha avuto febbre oltre i 38° e che la sua tollerabilità è stata più alta dai 65 anni in su.

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