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La storia di AstraZeneca, il suo e il nostro destino

Una sorta di vademecum o, se vogliamo personificarlo, il suo profilo, dal primo vagito, all’incontro con il nostro sofisticato sistema immunitario. La storia di AstraZeneca, il più discusso e il più low cost dei vaccini sul mercato, ma anche il più amato e il più odiato, raccontata qui.

Nasce AstraZeneca
Intanto precisiamo che il vaccino AstraZeneca è nato da una collaborazione tra l’Università di Oxfd e l’italiana Irbm (sito di ricerca bio-chimico-farmaceutico) e che i primi riscontri sperimentali sulla sua efficacia e validità sono stati (quasi) tutti pubblicati su riviste mediche ufficiali e di grande prestigio, anche se la comunità scientifica internazionale ne ha contestato le modalità di pubblicazione. Per gli studiosi, infatti, i risultati delle sperimentazioni messi a punto dalle case farmaceutiche, devono essere condivisi e sottoposti al vaglio della comunità scientifica internazionale, prima della loro pubblicazione ufficiale. Sicuramente un dato a svantaggio di AstraZeneca, ma, si tratta di una prassi, seppure discutibile, comune a diverse aziende del farmaco.

Le pubblicazioni contestate dagli studiosi: una prassi inaccettabile
Dunque, il 1°gennaio 2021 l’EMA (Agenzia europea per i medicinali), dà il via alla vaccinazione con AstraZeneca, facendo riferimento anche ai dati delle sperimentazioni pubblicate:

1 – La prima pubblicazione è della rivista medico scientifica Lancet, e risale al 20 luglio 2020. Si parla di una sperimentazione avvenuta su persone tra i 18 e i 55 anni di età.

2 – La seconda pubblicazione, sempre su Lancet, risale all’autunno 2020. Qui si sottolinea la sicurezza del vaccino. Anche se si cominciano a segnalare i primi casi di reazioni avverse.

3 – La terza pubblicazione è di Nature Medicine. I dati ora riguardano la risposta immunitaria (sempre) su un campione di persone di età compresa tra i 18 e i 55 anni. Qui si comincia a specificare l’importanza del richiamo vaccinale.

4 – La quarta pubblicazione è di Lancet, e riguarda la sperimentazione su un trial clinico molto più ampio, condotto precisamente su 24mila pazienti dai 18 anni in su, dove viene riportato che la risposta vaccinale è efficace in media al 70% e che – dato non trascurabile – ridurrebbe la trasmissione del virus in modo significativo. Insomma, se da un lato, è stato segnalato un crollo delle infezioni asintomatiche tra i volontari, rivedendo anche il limite di età, a favore della efficacia del vaccino, dall’altro si discute ancora sulla sua sicurezza, ribadendo la necessità di un costante monitoraggio.

L’errore vincente
Nel frattempo esplode il caso della somministrazione “parziale” delle dosi del vaccino: furono inoculate per errore fiale ridotte di AstraZeneca, ma questo portò alla scoperta di un vistoso, quanto fortuito, incremento della protezione del farmaco contro il virus. In definitiva, l’“errore” non fermò la campagna vaccinale – in quanto fu messo in conto anche il “richiamo” vaccinale – che anzi proseguì mostrando una straordinaria riduzione del 94% dei ricoveri per Covid, dopo 28/34 giorni dalla vaccinazione. Per cui, dall’errore ad una inequivocabile evidenza dell’efficacia del prodotto, su cui, in ogni caso, ancora si sta indagando. Anche se, le ipotesi più accreditate parlano di un vaccino “a metà” in grado di stimolare in primis le immunitarie cellule “T”, oppure, altra tesi, fortemente considerata, è che un incontro più soft tra il nostro sistema immunitario e la proteina Spike del virus, spegnerebbe l’effetto collaterale di una risposta (più) potente del nostro organismo all’attacco della Spike del virus e che tale modalità (soft), sarebbe preparatoria al secondo e definitivo incontro (il richiamo) dell’organismo col vaccino.

Gli eventi avversi post vaccino
Sono note a tutti le polemiche nate ultimamente sul vaccino AstraZeneca in relazione ai decessi avvenuti in Europa dopo le prime inoculazioni ufficiali. Ora, sotto stretta osservazione ci sono alcuni specifici lotti, prontamente sequestrati e tuttora sotto analisi. Si vuole capire il nesso, se c’è, tra la morte dei vaccinati e il farmaco. Allo stesso tempo, però, vengono ufficializzate le “nuove” reazioni avverse. L’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), dal canto suo, già da febbraio, ha reso noto una sommaria suddivisione dei sintomi in:

  • Sintomi di maggiore entità:
    febbre molto alta e sintomi sistemici (affanno, dolore al petto e allo stomaco, gonfiore o sensazione di freddo a un braccio o a una gamba, mal di testa grave e persistente, vista offuscata dopo la vaccinazione, sanguinamento persistente, piccoli lividi, macchie rosse o violacee e vesciche di sangue sotto la pelle).
  • Sintomi di minore entità:
    stanchezza, dolore al sito della iniezione, dolori muscolari, mal di testa, nausea e vomito.

I summit, le sospensioni parziali e totali, le risposte di EMA e (per noi) anche di AIFA e il parere dell’OMS
Ma nel complesso riferisce Aifa, il vaccino AstraZeneca è sicuro ed efficace, tuttavia proseguono i controlli sui lotti sospesi, fino al recente, totale blocco del vaccino. Alcuni Paesi, a partire dalla Germania, compresa l’Italia, vogliono vederci ancora chiaro e continuano a indagare sulle possibili relazioni tra vaccino e decessi tromboembolici avvenuti, com’è noto, anche nel nostro Paese.

EMA, intanto, prende tempo per le opportune verifiche e preannuncia il suo responso. Responso che arriva giovedì scorso, in cui si afferma che il numero dei 30 decessi post vaccino su 5 milioni di vaccinati, fino al 10 marzo, in Europa, è in linea con i valori ritenuti “normali”. Qualcuno si spinge oltre, puntando il dito anche sulla pillola anticoncezionale, assunta da milioni di donne, ritenuta al rischio trombosi, eppure utilizzata. Pertanto, anche AIFA dà il suo ok e ribadisce che i rischi del vaccino sono senz’altro inferiori ai suoi benefici.

Anche l’OMS dà il suo contributo con una dichiarazione favorevole al vaccino e ai vaccini più in generale, “Gli eventi tromboembolici accadono con frequenza. Il tromboembolismo venoso è la terza causa più comune di malattie cardiovascolari al mondo”. E ancora: “Nelle estese campagne di vaccinazioni, è normale per i paesi segnalare potenziali eventi avversi che seguano la vaccinazione. Questo non significa necessariamente che sono collegati alla vaccinazione stessa, ma è buona pratica indagare. Mostra anche che il sistema di sorveglianza continua e che sono in atto controlli efficaci”.

Entra in scena il foglietto illustrativo dal nome inquietante
Infine giovedì scorso, nel suo definitivo assenso, l’Ema aggiunge che i possibili rischi legati al vaccino, saranno espressamente dichiarati nel (famoso) foglietto medico illustrativo dal nome inquietante, “bugiardino”, in cui verranno specificati i sintomi avversi da segnalare ai medici, possibile preludio di una coagulazione avversa.

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