Per i vaccini, più benefici che rischi…ce lo dice l’EMA

Potremo sembrare banali ma questa frase che ormai ci ripetono da giorni ricorda i polli.  Quelli della nota statistica da cui si evince che un certo gruppo ha mangiato un pollo a testa, salvo poi verificare, nella cruda realtà, che c’è chi ha mangiato due polli e chi neanche uno. La parte dei polli a volte rischiano di farla i cittadini, nel senso che le sperimentazioni volenti o nolenti ricadono sulle nostre teste.

Per quanto riguarda la questione dei vaccini che ci scuote e ci riguarda tutti da vicino, bisogna premettere che le vaccinazioni nella storia hanno consentito la sconfitta di molte malattie e contribuito ad aumentare l’età media delle popolazioni. È assolutamente doveroso vaccinarsi per arginare la pandemia, per iniziare ad intravedere la cosiddetta luce in fondo al tunnel, ma è altrettanto importante che il vaccino venga effettuato in sicurezza e con atteggiamento di cura.

Ciò significa:

  • Fare attenzione alle condizioni di salute di chi si sottopone al vaccino, se segue particolari terapie, se presenta malattie in corso o pregresse che potrebbero causare interazioni con il vaccino.
  • Pianificare con cura modi e tempi di somministrazione del vaccino.
  • Scegliere i vaccini in circolazione con ponderazione ed al di fuori di logiche politiche o economiche.

Bisogna tenere conto del fatto che i vaccini anti COVID, attualmente disponibili, sono stati realizzati e testati in tempi molto brevi, richiedono quasi tutti una doppia somministrazione, non garantiscono copertura completa e non è sicuro che evitino la trasmissione del virus. Infatti le nuove linee guida emanate di concerto dall’Inail, dall’Iss, dal Ministero della Salute e dall’Aifa, raccomandano di continuare a rispettare il distanziamento sociale e l’uso della mascherina.

Dichiarano che è possibile che anche chi è vaccinato può essere ancora veicolo di contagio. Le stesse vaccinazioni possono infine non essere del tutto efficaci nel contrastare le variazioni del virus. Eppure, nonostante queste consapevolezze, molti politici e personaggi influenti avanzano proposte orwelliane a partire dall’obbligatorietà dei vaccini, fino alla creazione di passaporti vaccinali ed alle dichiarazioni del tipo che “chi rifiuta un certo tipo di vaccino non potrà avere altre marche o andrà in coda…”.

La possibilità di scegliere il vaccino è, a parere di chi scrive, prima garanzia di tutela ed atteggiamento di cura nei confronti dei cittadini. Le situazioni su varie patologie e le tabelle emanate dai vari dipartimenti di salute pubblica possono a volte non contemplare i casi particolari. Le diverse interazioni del vaccino con l’organismo non si sono potute ancora osservare completamente. Reazioni infiammatorie o eccessive che probabilmente non sono direttamente imputabili ad un vaccino possono verificarsi, appunto, anche al di fuori delle statistiche e per cause collaterali.

Tra le ultime affermazioni su cui riflettere c’è quella del presidente dell’AIFA che evidenzia una possibile differenza di reazione nella risposta infiammatoria tra i vaccini a vettore virale ed i vaccini a mRNA. Con quelli a vettore virale la reazione infiammatoria dell’organismo può essere più problematica. A maggior ragione si suppone che accada questo in soggetti che assumono medicinali, che sono sottoposti a terapie e che hanno attualmente importanti patologie o che le hanno superate.

Gli anticorpi di ogni individuo hanno una storia e molti noi conoscono la propria e le situazioni vissute e spesso le certificazioni normative a volte non corrispondono in modo opportuno alla situazione di fragilità per valutare il tipo di vaccino da somministrare.  

Il Piano Regionale vaccinazione anti SARS-Cov-2/COVID-19 emanato dalla Regione Puglia la scorsa settimana riconosce come persone in condizione di estrema vulnerabilità soggetti con L. 104/92 art 3 comma 3 e soggetti in carico a reti di patologia. Ciò significherebbe che rimangono esclusi da una eventuale cura ed attenzione nella somministrazione del vaccino tutti i soggetti con L. 104 art 3 comma 1 e tutti coloro che pur essendo stati in carico a reti di patologie non lo sono più da diverso tempo.

Eppure anche chi è “guarito” o si è stabilizzato dopo aver subito patologie importanti dovrebbe essere seguito dal sistema sanitario con attenzione nel momento delicato della somministrazione del vaccino. I Medici di Medicina Generale, che quotidianamente ascoltano i propri assistiti e ne conoscono la storia, possono valutare insieme al paziente quale vaccino utilizzare e quando.

Fino a quando i vaccini non saranno stati ampiamente testati e sperimentati sul campo, fino a quando non saranno disponibili per tutta la popolazione e liberamente fruibili non si potrà parlare di obbligatorietà degli stessi, né di eventuali passaporti vaccinali.

Il virus ha messo a rischio le nostre deboli democrazie ed ora con l’avvio delle somministrazioni dei vaccini ancora maggiormente. Dietro il loro utilizzo si intravedono, purtroppo, interessi economici e politici che si scontrano miseramente contro la sofferenza ed il sacrificio che stanno vivendo i popoli del mondo. Nella confusione del momento emergono quotidianamente affermazioni di esaltati o di quelli pronti a consolidare le divisioni e le classificazioni tra i popoli anche nel futuro.

E come dice l’Ema i benefici superano i rischi. Tuttavia chi di noi se la sente di appartenere a quella parte di persone (seppur minima) che ha la consapevolezza di essere maggiormente esposta a questi rischi e di poter soccombere? La sfida a questo punto non è nel riacquistare la fiducia nella scienza, ma in chi ci governa a partire dagli Enti Locali fino all’Europa per avere la certezza che si cercherà di bilanciare il diritto alla salute di ognuno con il diritto alla salute della collettività.

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Rosella Tirico

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