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Scuola, per rinnovarla cominciamo a ridurre il numero degli alunni in classe

da Rosella Tirico

Ma nel Recovery plan sono previsti fondi per superare la situazione riguardante le classi numerose, le cosiddette classi “pollaio”?

Sicuramente sono previsti fondi per la scuola considerata da tutti i Governi elemento centrale per la crescita del Paese.  Ma coloro che si occupano delle fondamentali questioni di economia, che poi risultano come sempre prioritarie anche per le nostre vite, sono consapevoli che il cerchio della sicurezza e dell’efficacia delle scuole si apre e si chiude con il numero massimo degli alunni stabilito per classe e nei diversi ordini di scuola?

La normativa

Ogni anno il Ministero dell’Istruzione avvia il procedimento delle iscrizioni con una circolare. Quella di quest’anno la n. 20651 del 12.11.2020 ricalca quelle degli anni precedenti e non riporta alcuna precisazione sulla formazione delle classi nell’era COVID. Anzi in un passaggio precisa: Le domande di iscrizione sono accolte entro il limite massimo dei posti complessivamente disponibili nella singola istituzione scolastica, definito in base alle risorse dell’organico dell’autonomia (senza considerare dunque, l’organico Covid), al numero ed alla capienza delle aule, anche in considerazione dei piani di utilizzo degli edifici scolastici.  Quindi i Dirigenti devono attenersi ai numeri previsti dal DPR del 20 marzo 2009 n. 81. Esso  stabilisce i parametri numerici relativamente alla formazione delle classi dei diversi ordini di scuola, in cui si tiene conto anche della capienza delle aule ma secondo i criteri pre-epidemia, basati su logiche di risparmio e dimensionamento.  Secondo il DPR citato, il numero di alunni per classe non deve superare le 20 unità in presenza di diversabili, con una deroga massima del 10%.  Nelle scuole dell’infanzia le sezioni sono costituite tra un numero che può variare tra i 18 ed il 26 alunni ma si può arrivare anche a 29 alunni per sezione.  Nella scuola primaria il numero di alunni consentito può variare tra 15 e 26.  Nella secondaria di primo grado tra 18 e 27, mentre nella secondaria di secondo grado il numero minimo di alunni previsto per classe è 27!  E l’autonomia? Quella invocata dal Governo per risolvere le questioni più spinose della scuola e quella sbandierata dalle famiglie per reclamare a gran voce scelte soggettive, quell’autonomia che appare e scompare al bisogno, il Dirigente la esercita scrivendo relazioni dettagliate e motivate per giustificare i  minimi discostamenti pianificati nella formazione delle classi del proprio istituto. Se tali discostamenti, però, dovessero modificare il numero degli organici (richiedendo più docenti) o non potessero essere concordati con gli Enti Locali (richiedendo più aule) quasi sicuramente non verrebbero approvati. Insomma sembra che nulla cambierà nella formazione delle classi per l’a.sc. 2021-2022.

Lavorare per  una nuova scuola

E invece si potrebbe iniziare a “lavorare per una nuova scuola” pianificando sin da ora classi in cui sia esclusa la possibilità di arrivare a quel numero massimo di alunni previsto dal DPR del 2009. Questa azione costituirebbe una minima ma concreta innovazione che ricadrebbe anche sulla didattica. Infatti un numero inferiore di alunni per classe favorisce maggiore cura educativa ed interventi di personalizzazione o recupero. I percorsi di apprendimento sia in presenza sia articolati tra DID e DAD potrebbero essere gestiti più efficacemente con pochi e piccoli gruppi circoscritti. Più prevedibile, invece, sarà un’innovazione basata sul potenziamento della digitalizzazione, o sulla realizzazione di nuovi arredi o magari su soluzioni che riguardano la didattica innovativa che sempre più tenderà ad essere virtuale, flessibile, pret-à-porter, on demand….e  forse gli ologrammi dei docenti  piomberanno improvvisi nei salotti di casa, come il giornalista V. Mollica è apparso in tutte le sue trasparenze sul famoso balcone del Festival di Sanremo.

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