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Vaccini e dintorni, le domande incalzano, le risposte molto meno

da Elvira Zammarano

I bambini si possono vaccinare? E le donne incinte o che allattano? Quanto dura l’efficacia dei vaccini? E che differenza c’è tra un vaccino tradizionale e l’RNA, di ultima generazione?  

Ritardi, nessun protocollo unificato a livello nazionale, difficoltà per le prenotazioni lasciate alla gestione delle singole Regioni, discontinuità nelle somministrazioni, carenza e differenti costi delle dosi, (il prezzo più basso sarebbe quello di Oxford/AstraZeneca con 1,78 euro a dose, di 10 euro per la tedesca Curevac, mentre di 7 euro per la Sanofi/Gsk. Poco più alto quello di J&J con 6,94 euro e di 14,7 per Moderna. Il più costoso in assoluto rimane lo Pfizer/Biontech, con 12 euro a dose).

Lo scenario per noi cittadini è questo: poche certezze e tanta confusione. Un mix tra il pressing generato dalla vicenda e le tante domande, molte delle quali ancora senza una risposta univoca. Si parla di priorità vaccinale, di accordi della Commissione europea e del nostro Governo con le case farmaceutiche, ma di fatto ci si augura, tolte le categorie a rischio e quelle professionali più esposte, che “gli altri”, possano ricevere le prime dosi di vaccino per l’estate o all’inizio dell’autunno. Ma come funzionerà la campagna vaccinale? Chi potrà vaccinarsi? Come e quando? E chi si è già ammalato? Sono solo poche delle questioni aperte e che difficilmente potranno essere chiuse per via della situazione mutevole dettata da un virus che, come dicono gli esperti “fa e continua a fare il suo dovere, che è quello di replicarsi”, dando luogo così ad un meccanismo sfuggente e in continuo divenire.

Quali sono i criteri di priorità stabiliti per determinare chi si vaccinerà prima?
Per il ministero della Salute, tutti dovranno vaccinarsi, però, secondo il piano organizzato dal ministero si dovrà procedere necessariamente per fasi:  

  1. personale sanitario, ospiti delle Rsa e anziani over 80
  2. popolazione estremamente vulnerabile
  3. personale (ritenuto) essenziale e la popolazione carceraria
  4. tutti coloro che non sono stati vaccinati nelle fasi precedenti

In ogni caso, il ministero ha redatto una lista di priorità vaccinale, che dovrà tener conto di una serie di fattori quali: il rischio personale, l’età, la presenza di patologie pregresse, tutti meccanismi che accrescerebbero il rischio di morte in caso di contagio da Covid.

Una delle domande più frequenti è se l’utente potrà scegliere il tipo di vaccino.
La risposta è no, perché l’avveniristico vaccino a RNA sembrerebbe essere più adatto per le categorie a rischio morte, in quanto più efficace – si parla del 95% – rispetto alla più comune e anche se più più collaudata tipologia di vaccini con il virus indebolito, di cui farebbe parte AstraZeneca (70,3%).

Ma quali sono le differenze fra le due tipologie?
I vaccini a RNA (i famosi Pfizer e Moderna), secondo gli esperti, sfruttano la cosiddetta tecnologia dell’mRna messaggero: “con l’iniezione vengono introdotte nell’organismo informazioni generiche, sotto forma di RNA appunto, per la produzione della proteina spike del covid. Questa, a sua volta, attiverebbe una risposta immunitaria che dovrebbe permettere all’organismo di bloccare l’infezione”. “Il metodo classico”, utilizzato appunto da AstraZeneca, invece, sembrerebbe più adatto ad una popolazione tra 18 e 65 anni e “prevede l’iniezione diretta nell’organismo della proteina spike del covid depotenziato e preventivamente modificato in laboratorio, e per questo, non più in grado di infettare l’uomo”.

E per i più piccoli e le donne in gravidanza qual è l’orientamento degli scienziati?
Ad oggi, nonostante le polemiche legate al mondo della scuola, per i bambini, non è stata prevista alcuna campagna vaccinale. Dunque, per loro, nessun vaccino di quelli conosciuti è stato finora testato a livello europeo. Se per gli adulti i dati relativi ad efficacia e sicurezza sono tuttora scarsi, per i bambini, sono addirittura inesistenti (AstraZeneca parte, infatti, dai 16 anni in su). Per le donne gravide o che allattano, l’orientamento scientifico parla evidentemente di una vaccinazione senza preoccupazioni, ma anche qui, i trial clinici disponibili non hanno espresso, ancora, dati significativi.

Chi si è contagiato può vaccinarsi?
La risposta è sì, e a sostegno di tale tesi ci sarebbero le conclamate varianti. In sintesi, poichè la possibilità di una reinfezione potrebbe essere piuttosto concreta, gli esperti consigliano di vaccinarsi per ridurre (almeno) e al minimo i rischi individuali. Non solo, ma se dopo la prima dose il vaccinato dovesse infettarsi, per gli scienziati, il suo organismo rinforzerebbe la risposta immunitaria futura come se si trattasse di una vera e propria seconda dose. Ma anche su questo i dati non sono stati ancora specificati.

Fatte le dovute premesse, una volta vaccinati, possiamo tornare a vivere?
Neanche per sogno. I vaccini, almeno per ora, dovrebbero solo impedire che si sviluppi la malattia grave. Dunque, mascherine, lavaggio delle mani, e tutte le altre forme di prevenzione adottate finora dovranno rimanere in auge Del resto, giusto per intenderci,  non si conoscono ancora nè i tempi d’immunizzazione, nè l’efficacia verso le varianti del covid.

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