Report vaccinazioni in Italia (NEW)
Coronavirus nel mondo (NEW)

Puglia, l’imbarazzante silenzio della Regione sulla Vigilanza Venatoria

L’ANUU sollecita la Regione a dare risposte sullo stato di inosservanza delle leggi L. 157/92 – L.R. 59/2017. Sul caso interviene anche la consigliera regionale Antonella Laricchia: perchè questa inattività a danno del nostro ecosistema? E’ come è stato impiegato il personale del Nucleo di vigilanza ambientale? 

 

Antonio Di Donato, coordinatore del Corpo Nazionale Guardie Volontarie ANUU Puglia, delegazione Provinciale/Città metropolitana di Bari – aderente alla Federazione delle Associazioni Venatorie della Comunità Europea (F.A.C.E.), al Consiglio Internazionale della Caccia e della Salvaguardia della Fauna (CIC), All’Associazione degli Amici delle Caccie Tradizionali (A.A.C.I.) e all’Unione Nazionale Associazioni Venatorie Nazionali (U.N.A.V.I.) -, con la nota del 23 gennaio scorso, inviata ai vertici istituzionali della Regione Puglia, si è fatto portavoce di un dissenso diffuso che riguarda ancora una volta, l’inosservanza di tali leggi.

Di Donato ribadisce l’imbarazzante, quanto inspiegabile, situazione ad oggi irrisolta, del mancato ripristino delle funzioni di vigilanza previste dalle leggi summenzionate. Secondo il coordinatore, questo avrebbe “portato ad una paralisi delle attività di vigilanza – peraltro gratuite – svolta dagli agenti giurati (volontari) delle varie Associazioni, venatorie ed ambientaliste”, con grave danno “al nostro patrimonio faunistico e ambientale e, (in definitiva) allo sviluppo stesso della Puglia”.  

“Dal 2016 – si legge nella nota – dopo il trasferimento delle deleghe sulla caccia e sulla pesca, dalle ex province alla Regione, e con il conseguente mancato ripristino delle funzioni di vigilanza venatoria, l’ambiente, fonte primaria della nostra economia, è stato lasciato alla mercè, di bracconieri incalliti che continuano a delinquere a danno della fauna e dell’utenza venatoria stessa”.

Per rompere l’inspiegabile silenzio istituzionale è intervenuta anche la consigliera regionale del M5S, Antonella Laricchia, con un’interrogazione (n.593 del 15/02/2021), indirizzata all’assessora all’Ambiente Anna Grazia Maraschio. In definitiva, la consigliera chiede perché dopo l’approvazione del regolamento e la consegna, nel 2019, dei tesserini di riconoscimento alle 80 guardie ambientali, la fornitura delle uniformi, delle auto di servizio e dell’attrezzatura necessaria allo svolgimento delle attività – dal carburante, alle dotazioni di sicurezza, alla copertura assicurativa e agli specifici protocolli d’intesa con le forze dell’ordine e le prefetture – non si è giunti ancora allo stato effettivo di operatività del Nucleo di vigilanza e delle guardie venatorie? Cosa ne ha impedito le attività malgrado la legge?

“Alla luce delle misure e delle risorse impegnate per rendere effettivamente operativo il Nucleo – sottolinea la consigliera – è importante conoscere in che modo il personale sia stato impegnato nelle attività di vigilanza venatoria e di difesa degli ecosistemi”. “Parliamo di figure chiamate a collaborare, insieme agli agenti dipendenti della Regione Puglia, nelle attività di vigilanza venatoria,  per garantire – insiste Antonella Laricchia – il rispetto della legge regionale 59/2017, per contribuire a prevenire atti di bracconaggio e a informare i cacciatori sulle norme da rispettare per praticare l’attività venatoria”. “E se e quali misure – ha infine concluso – si intendono adottare per implementare ulteriormente l’attività di vigilanza venatoria nel territorio regionale a tutela della fauna e degli ecosistemi”.

Condividi su:
Foto dell'autore

Elvira Zammarano

Lascia un commento