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Scuola Primaria, Dai voti ai giudizi: era così urgente e necessario?

da Rosella Tirico

Si sta concludendo la seconda fase della pandemia da COVID-19 e già i virologi prospettano una terza ondata, nel frattempo il Governo legifera attraverso DPCM e gli italiani trascorrono le giornate invernali commentando i numeri dei decessi e l’indice Rt. Continua la querelle tra sostenitori della scuola in presenza o in DAD. La scuola sta attraversando uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni con il rischio di perdere identità, specificità pedagogica e di essere svalorizzata nella sua funzione fondamentale: produrre cultura, formare i cittadini.

Nel frattempo il Ministero della Pubblica Istruzione si è affrettato ad emanare l’O.M. 172  del 4 dicembre 2020, che introduce una modifica alle modalità di valutazione nella scuola primaria. L’intento è nobile, in quanto lo scopo dichiarato è di rendere la valutazione più trasparente e coerente.  Ma siamo sicuri che poi in questo momento fosse così urgente e necessario?

 

INNOVAZIONE PEDAGOGICA

Credo che il personale scolastico stordito da colori che dividono l’Italia, decreti e monitoraggi non si sia ancora potuto soffermare su quello che l’attuazione dell’Ordinanza comporta e che comunque sia già vaccinato dai numerosi decreti e linee guida che su ogni argomento sono stati emanati in diversi decenni. È come se dal secolo scorso esperti e politici stessero cucinando lo stesso ingrediente in modi diversi, riciclando anche vecchie ricette e spacciandole per novità.  La valutazione formativa del giudizio descrittivo richiama la differenziazione di obiettivi, tempi e modi dell’apprendere, la metacognizione ed il portfolio… Tuttavia, al di là degli aspetti pedagogici richiamati, l’uso del giudizio anziché del voto è finalizzato a superare i limiti della fredda misurabilità, aspetto che nella scuola primaria è di fondamentale importanza formativa. Pur considerando la necessità di migliore comunicazione, trasparenza ed approcci valutativi più coerenti, ci si chiede se la tempistica adottata dal Ministero per l’attuazione dell’Ordinanza sia giustificabile.

I TEMPI
Entro il 25 gennaio 2021 le scuole devono stabilire dei criteri di valutazione per attuare il nuovo modello di scheda quadrimestrale nella scuola primaria.  In un anno scolastico particolarmente complesso ed  avviato con altre modalità valutative, i docenti devono incontrarsi (!?) per confrontarsi, deliberare su criteri e modalità di valutazione. Devono tenere conto dei vincoli normativi indicati nell’Ordinanza ma anche degli obiettivi disciplinari già inseriti nelle programmazioni e nel Piano dell’Offerta formativa. Devono effettuare una selezione possibile di obiettivi da valutare per ogni disciplina e quindi riportarli nella scheda di valutazione. Non ci si dovrà meravigliare se poi si adotteranno soluzioni minimaliste o se la definizione del livello di apprendimento parrà sovrapporsi a quella del voto numerico. Perché se si è gattopardiani in Italia non dipende solo dalla natura e dai geni degli abitanti della Penisola ma dalle innumerevoli occasioni che spingono ad arrangiarci piuttosto che ribellarci.

IN SINTESI …
Quindi, ricapitolando, solo nella scuola primaria, le singole discipline saranno valutate in modo descrittivo con giudizi elaborati nel giro di poche settimane, basati su obiettivi selezionati dalle singole scuole tenendo conto dei curricoli e definiti con i livelli già adottati per la certificazione delle competenze. Mentre nella scuola secondaria di primo grado permarranno i voti per le singole discipline ed i 4 livelli di certificazione delle competenze chiave europee a conclusione del triennio. Ed infine nella scuola secondaria di secondo grado continueranno ad essere utilizzati grado i voti e  la certificazione delle competenze di base riferite ai 4 assi culturali (linguaggi, matematico, scientifico-tecnologico, storico-sociale) collegabili alle competenze chiave di cittadinanza a conclusione del primo biennio con 3 livelli di certificazione. Nella scuola del primo ciclo si continuerà poi a valutare sia l’insegnamento della religione cattolica che del comportamento utilizzando un Giudizio Sintetico (ma non descrittivo).

CENTRARE I PROBLEMI
Il focus dei problemi scolastici pare che risieda ancora una volta nel modo di fare scuola, nelle scelte collegiali, nella stesura di documenti e di rapporti di autovalutazione che attestino e giustifichino le scelte delle scuole autonome, tanto autonome da non poter stabilire i tempi di erogazione del servizio sulla base di situazioni specifiche e documentate, tanto autonome da non poter gestire senza vincoli le somme erogate. Il focus ancora oggi, purtroppo, non è definire nuovi parametri di sicurezza per la formazione delle classi, rivedere i tempi scuola, dare attenzione a tutto ciò che circonda il settore istruzione e che dovrebbe farlo funzionare meglio: trasporti, ASL, Enti Locali.  Invece dovrebbero attuarsi riflessioni sugli effetti del dimensionamento scolastico che da decenni ha compresso gli istituti, ridotto le segreterie, eroso gli organici, e sulla varietà di modalità differenti di valutazione tra i vari ordini di scuola. L’attenzione, ancora una volta, è spostata sul personale scolastico, come questa estate era centrata sui banchi a rotelle che si ritenevano necessari per la riapertura delle scuole. Si continua a sottovalutare l’importanza degli ambienti e delle strutture, dei tempi, di come distribuire ed allocare le risorse, di come qualificare ed incentivare il personale.

Una visione di politica scolastica meno schizofrenica consentirebbe migliore operatività professionale ed avvierebbe una riqualificazione della scuola in modo sistemico.

 

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