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400 euro a testa, sanzioni a gogo per il lussuoso cenone di fine anno

da Elvira Zammarano

Ma è sempre tropo poco per chi è rimasto a casa, in solitudine, senza parenti e amici. A infastidire, non è tanto lo star soli e neppure le stesse (a volte incomprensibili) norme sul contenimento, ma la tracotanza di chi troppo spesso, ricorre al potere dei soldi, sicuro di farla franca, e da questo potere si sente, poi, autorizzato a vivere prendendosi gioco di tutto e tutti. Finanche della vita. A parer mio, l’accaduto meriterebbe una riflessione diversa, che dovrebbe andare oltre l’aspetto puramente normativo e sanzionatorio, ovviamente importante. Per cercare di scoprire nella “leggerezza di certe coscienze “cos’altro è rimasto della parola “umanità”.

Un cenone, con brindisi e annessa sanzione, è l’epilogo di una serata che, di questi tempi, sa tanto di trasgressione. Ed in effetti di questo si parla. Perché l’aver partecipato ad una serata danzante per salutare la dipartita del 2020 e l’arrivo del 2021, all’insegna della spensieratezza e del momento godereccio, ad alcuni nostri connazionali è costato davvero caro.

Del resto la location permetteva. Un resort di lusso di Padenghe sul Garda, nel Bresciano, a dir poco merita e poi, si sa che gli (altri) italiani, quelli rimasti ad aspettare il nuovo anno a casa, soli, senza figli, parenti e amici, ma rispettosi delle regole, dimenticano tutto  e presto. Noi Italiani siamo fatti così. Tanto attenti alle regole gli uni, quanto irrispettosi e debordanti di menefreghismo gli altri. A tal punto da ignorare volutamente o se vogliamo infischiandosene, gli accorati “consigli “che la stessa direzione del resort durante il cenone aveva dispensato e finanche scritto su vistosi cartoncini al centro delle tavolate: “Vista l’attuale situazione, si prega di non divulgare foto e video sui social”. Ma loro niente. E per loro si intendono le 126 persone che hanno riso, mangiato, brindato e ballato, rigorosamente senza mascherina. Ma tant’è. E quel “non pubblicate le foto”, finito anch’esso inesorabilmente sui social, è stato sovrastato da quell’irrefrenabile desiderio di dare visibilità a ciò che agli altri è stato proibito.

Intanto il direttore del resort, Ivan Favalli, si scusa e difende il suo operato, “Abbiamo organizzato un pranzo (cenone) che si è protratto a lungo per i nostri ospiti fino a sera e qualcuno, a causa di qualche bicchiere di troppo, ha esagerato”. “Tornassi indietro – ha detto Favalli – non lo organizzerei più, perché viste le polemiche non ne è valsa la pena anche se stiamo facendo i salti mortali per portare avanti l’attività. C’erano un centinaio di clienti, per lo più giovani, e abbiamo fatto questo pranzo lungo per evitare la cena in camera che non avremmo potuto gestire”. “Capisco la rabbia delle persone che hanno visto i video e che hanno trascorso la giornata a casa in zona rossa”, ha concluso, ma “Abbiamo provato ad intervenire in situazioni particolari, ma non è nemmeno facile imporsi con clienti che pagano tanto”. Il Comando della Polizia municipale, nel frattempo, sta valutando se redigere un verbale anche al titolare dell’attività.

 

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