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Vaccination Day, per Letizia, dirigente medico ASL, “La vaccinazione è un atto d’amore”

da Elvira Zammarano

E’ nata e vive a Capurso la dottoressa che il 27 Dicembre scorso, giornata della Vaccination Day, non ha esitato a sottoporsi al primo trattamento vaccinale, perché, dice, “La vaccinazione è un atto d’amore e un intervento di solidarietà, che oltre a proteggere noi stessi, protegge gli altri”.

Si chiama Letizia Rizzo, ha 30 anni e con la sua specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva da diversi mesi combatte in prima linea il temutissimo Covid. A lei chiederemo ciò che l’ha spinta a lanciarsi in quello che per molti rappresenta ancora un salto nel buio, ma soprattutto, le chiederemo un parere dal punto di vista medico scientifico.

Allora dottoressa, ci racconti come è andata, le sue impressioni.
“La Giornata del 27 Dicembre 2020 rimarrà nella storia dell’umanità e anche nella mia. Ho iniziato nel 2016 la scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva. Per cui, le attività di contenimento delle malattie infettive, prevenzione e in particolar modo le vaccinazioni, sono state dal primo giorno, il mio pane quotidiano”.

Quindi era preparata o sapeva come affrontare la criticità del momento?
“Sì, certo, a livello teorico sicuramente. Ma mai avrei immaginato di vivere e affrontare in prima persona una pandemia. Sono stati mesi intensissimi, davvero. Io e i miei colleghi del Dipartimento di Prevenzione non ci siamo fermati un solo attimo. Impossibile solo pensarlo. Abbiamo lavorato senza sosta, mettendo in campo le poche, pochissime, risorse al momento disponibili per contenere l’epidemia e ridurre gli accessi in ospedale e gli interventi di sanità pubblica. Mi creda, non è stato facile”.

I primi momenti saranno stati caotici, giusto, poi come vi siete organizzati? “Isolamenti, quarantene, sorveglianze sanitarie, test diagnostici di controllo, abbiamo costruito una fitta rete per offrire un valido supporto territoriale ai contagiati, agli ospedali e per ridurre al minino gli stessi contagi. Il nostro obiettivo è stato questo fin dal primo momento. Oggi, però, finalmente possiamo scrivere un tassello che ci condurrà verso la rinascita”.

È stata tra le prime donne professioniste a vaccinarsi in Puglia, con lei, nello tesso giorno l’hanno fatto la dottoressa Lidia Dalfino, una infermiera e una specializzanda del Policlinico di Bari, avrebbe potuto aspettare…
Mi sono vaccinata tra i primi perché credo fortemente nel valore della vaccinazione. I vaccini sono una delle più importanti scoperte in medicina, secondi solo all’acqua potabile.  In questi mesi, ho studiato le pubblicazioni scientifiche che hanno accompagnato le fasi di realizzazione del vaccino e non c’è stato un passaggio ad avermi destato perplessità”.

Molti parlano di effetti collaterali, di una sperimentazione pressoché inesistente, lei, dottoressa ha affrontato tutto questo senza alcun tentennamento?”
“Il termine eroina non mi si addice. Ho i piedi ben piantati in terra e la testa sulle spalle. Semplicemente ho fatto le mie valutazioni, e lo studio oltre che la pratica mi hanno aiutata a decodificare e chiarire i punti più “oscuri” che ogni trattamento sanitario, vorrei ricordare, contiene”.

Senza alcun timore quindi?
“Sì, perché, vorrei pure ricordare che tutte le fasi che portano alla realizzazione di un farmaco e quindi di un vaccino sono caratterizzate da un rigore scientifico che non consente imperfezioni. Anche i vaccini possono avere effetti collaterali, certo, ma come ogni farmaco che assumiamo al bisogno e comunque senza troppi ripensamenti”.

Qual è stata la procedura dottoressa del Vaccination Day?
“Abbiamo iniziato, come da indicazioni, con gli ospiti di una RSSA di Bari e gli operatori sanitari, in primis gli operatori del 118, i Medici USCA, il personale del Pronto Soccorso e il personale impiegato nelle postazioni Drive In Through. Da Gennaio proseguiremo il percorso, vaccinando tutti gli operatori sanitari e gli ospiti delle strutture residenziali per anziani della provincia. Guardi, la vaccinazione è un atto d’amore e un intervento di solidarietà perché protegge se stessi ma protegge anche gli altri. Per me , come ho già detto, il 27 Dicembre 2020, non è stato un giorno qualunque, perché ho avuto l’onore di poter seguire ogni passo del Vaccination Day, insieme alle postazioni vaccinali della Asl Bari e vivere in prima persona l’emozione della svolta. Sì, sono orgogliosa e felice di averlo fatto. Del resto questa è la missione di ogni medico”.

E noi dottoressa lo siamo con lei!

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