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Pandemia e cura sociale, per Sileri “La gestione è stata sciatta”

da Rosella Tirico
Il Piano pandemico è stato gestito con “sciatteria”. Questa affermazione del viceministro alla sanità Sileri nella trasmissione Quarta  Repubblica andata in onda il 14  dicembre u.sc., ci fa capire quanto la programmazione e la pianificazione in molti settori della vita sociale e lavorativa, spesso, vengano considerate fastidiosi adempimenti svuotati di concretezza. Infatti molti affermano che preferiscono “fare” piuttosto che programmare e dimenticano che il fare ragionato ed efficace necessita di analisi e programmazione. Ultimamente, poi, al “fare” si è aggiunto il “vedere” perché anche l’occhio vuole la sua parte, anzi sembra che l’occhio ormai si sia preso tutte le parti. Intanto l’Italia ha il più alto numero di decessi Covid-19 in Europa. Se ciò dipenda più dai conteggi effettuati con diversi criteri o dal fattore età è relativo, perché la variabile su cui riflettere e che emerge in questa situazione è il concetto di “cura” che richiama all’idea di accompagnamento, presenza attiva, interesse, mettersi nei panni dell’altro.
LA CURA NELLE ISTITUZIONI
In uno Stato questo concetto si applica alla sanità, al settore educativo/formativo, alla assistenza sociale ed a tutti i campi che garantiscono lo sviluppo della cittadinanza. Il prendersi cura delle istituzioni è un welfare dimenticato, un benessere spesso sottovalutato. Perché la cura comincia dalla pianificazione e dalla gestione attenta delle risorse. La cura consiste nel capire, rendersi conto e partecipare con passione, ma soprattutto con com-passione nelle relazioni che intercorrono tra organi dello Stato e cittadini e tra cittadini e cittadini che invece sempre più si percepiscono come antagonisti.  Altro fattore che ha contribuito al venir meno della “cura” sociale è la riduzione di organici nella sanità, nella pubblica amministrazione, nella scuola. Nell’ultimo decennio il risparmio e l’idea della inutilità degli addetti ai settori pubblici hanno compromesso il consolidamento del benessere sociale raggiunto alla fine del secolo scorso, ignorando che sviluppo ed innovazione non possono basarsi solo sulla diffusione del digitale o su atti di eroismo individuale.  Trascurando il rinnovamento e la gestione di strutture pubbliche con funzione collettiva (non dimentichiamo la fatiscenza e la carenza di sicurezza diffusa in molti edifici scolastici) si è creata la cultura del brutto, della svalorizzazione della cosa pubblica, ritenendo che bello sia da riservare a settori di immagine, ai beni di lusso, a tutto ciò che è privato perché c’è qualcuno che lo cura a differenza del pubblico che è lasciato agli eroi…
CHI SONO GLI EROI?
Coloro che operano tutti i giorni ed in silenzio incessantemente come il personale sanitario, negli ospedali pubblici, come i militari che intervengono coordinando azioni di supporto, coprendo i posti rimasti scoperti negli ospedali ed istituendo presidi sanitari specifici entrando in sinergia con la  sanità civile. Come nel presidio sanitario-militare di Cosenza in cui si è agito con particolare cura nella osservazione delle difficoltà psicologiche dei pazienti seguendoli con personale medico specializzato per farli sentire meno soli ed abbandonati. (cfr art. Gazzetta del Sud Ed. Cosenza del 14 dicembre 2020 “Ai ricoverarti offerto sostegno psicologico oltre che sanitario”). Come i medici di famiglia che non si sono fermati di fronte alla valanga di richieste dei propri assistiti, sempre più numerosi ed impauriti, cercando di dare risposte in ogni momento della giornata, nonostante la medicina del territorio sia stata negli ultimi anni sacrificata e distrutta dai tagli, oltre che da procedure di controllo burocratico con conseguenti effetti sanzionatori a carico dei medici di famiglia. Si pensi che la Germania investe nella sanità pubblica il doppio rispetto l’Italia. Il tasso di mortalità per Covid-19 in Italia è del 3,5%  mentre in Germania è dell’1,6%. (cfr Huffpost del 12.12.2020” L’immunologa Viola: “Ecco perché ci sono tanti morti di Covid in Italia”. ) Come il personale scolastico che quotidianamente è presente sul territorio per continuare a garantire il diritto allo studio, il supporto alle famiglie ed agli studenti. Mancanza di pianificazione, di risorse, di comunicazioni corrette, di competenze e di rispetto dei ruoli, porta carenza nella cura.  È sempre più urgente educare all’esercizio della partecipazione corretta e della responsabilità per rendere consapevoli tutti i cittadini che ognuno è protagonista nella filiera delle azioni di una organizzazione.

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