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Bitetto (BA), Omicidio Perez, arrestata Mariangela Losurdo, è stata lei ad ucciderlo

da Elvira Zammarano

Le indagini, condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo barese e coordinate dal PM della DDA di Bari Simona Filoni (oggi Procuratore per i Minorenni di Lecce), hanno permesso di ricostruire l’esatta dinamica degli eventi – precedenti e successivi all’omicidio avvenuto a Bitetto nel 2018 – di cui si era autoaccusato Pietro Losurdo, padre di Mariangela.

L’uomo aveva infatti riferito che la morte del 49 enne Pierpaolo Perez era stata del tutto accidentale, in quanto causata da un colpo di pistola esploso per errore. Una versione, tuttavia, che non aveva mai completamente convinto gli inquirenti, tanto da indurli ad approfondire le investigazioni.

Le minuziose indagini, le analisi dei tabulati e delle celle telefoniche, la visualizzazione di immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza degli esercizi commerciali vicini, le dichiarazioni testimoniali acquisite e le attività di intercettazione condotte, hanno confermato i sospetti degli inquirenti.

Ad uccidere il Perez, in casa sua, mentre dormiva su una poltrona del soggiorno, con un colpo di pistola calibro 9 alla fronte, intorno alle 13.30, a distanza ravvicinata, è stata Mariangela Losurdo-Antonella Cafagna, allora 23 enne.

Sfugge ancora il reale movente omicidiario che pare non rientri totalmente neppure tra quelli a sfondo passionale, anche se dagli atti, è emerso che il Perez, un tempo uomo di “fiducia” proprio di Pietro Losurdo, fosse sentimentalmente alla ragazza e contemporaneamente, alla 51 enne madre di lei.

Pietro Losurdo sarebbe entrato in scena solo dopo l’omicidio e, per ‘amor di padre’, avrebbe ripulito la scena del crimine e recuperato l’arma, evitando così l’incriminazione della figlia. Ma, in sede di udienza nel dicembre 2019, gli inquirenti hanno ribaltato la tesi autoaccusatoria dell’uomo, ottenendo una modifica del capo d’imputazione con una condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione per false dichiarazioni, detenzione e porto abusivo di arma da guerra.

La fondatezza delle analisi investigative hanno dunque escluso la causa accidentale, istintiva o almeno emotiva, confermando, invece, la fredda volontà di uccidere della ragazza. Ciò ha indotto gli inquirenti a formulare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Bari, anche per il fondato pericolo di recidiva.

 

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