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Morte Diego Maradona, si indaga per omicidio colposo

da Elvira Zammarano

Perquisita la villa nel quartiere residenziale ‘San Andrés’ di Tigre, che ha ospitato il grande campione e la clinica del medico di fiducia, il neurochirurgo Leopoldo Luque, implicato nella vicenda con l’ipotesi di ‘omicidio colposo’, ma non direttamente accusato. Si tinge di giallo la vicenda Maradona. Un fitto velo è, infatti, calato sulla sua morte. Il 60 enne campione, secondo il racconto della infermiera Dahiana Madrid, che lo assisteva, sarebbe caduto, battendo la parte destra della testa, ovvero quella opposta da cui i medici avevano estratto un ematoma subdurale.

La caduta accidentale, avvenuta nella villa presso cui il calciatore era ricoverato, sempre secondo le rivelazioni diffuse dal legale della donna, Rodolfo Baqué, sarebbe avvenuta due mercoledì fa. In tv, l’avvocato avrebbe rivelato alcuni sconcertanti particolari sulla caduta, avvenuta, dunque, poco prima della morte, “Non è stato un colpo molto forte, ma ha riguardato il lato destro, contrario a quello dell’operazione. Lo hanno fatto rialzare subito. Nessuno ha chiamato una clinica. Forse per scelta dello stesso Maradona. Ma lui non poteva decidere una cosa del genere”, e ha aggiunto, “Diego non stava in un luogo appropriato, non c’era un medico di base e la somministrazione dei farmaci era a carico della psichiatra”. Inoltre, ha detto ancora Baqué, che prima dell’incidente “era stato rinchiuso ed isolato per tre giorni nella sua stanza”, e che, “Era arrivato ad avere 115 pulsazioni al minuto, ed il giorno prima di morire ne aveva 109, quando è noto che un paziente con problemi coronarici non può superare le 80 pulsazioni”. “Se non fosse stato là – ha precisato l’avvocato – oggi probabilmente sarebbe ancora vivo”. “ Il corpo di Diego inviava segnali, ma lui non è stato assistito con alcun farmaco. Maradona avrebbe potuto farsi ricoverare nella clinica più lussuosa del mondo, ma invece è stato tenuto in un luogo inadatto”.

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