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Leucemia

Lo “Young Investigator Awards” per la lotta alla leucemia, il premio ad Angela Savino, ricercatrice turese

da Stella Camposeo

Forse non tutti sanno che in America, la terra dove tutto è possibile e dove ognuno può realizzare i propri sogni, esiste una fondazione, la Italian Scientists & Scholars In North America Foundation, che riunisce i nostri giovani e non più giovani scienziati e accademici italiani.
Questa fondazione ogni anno istituisce dei premi suddivisi in due categorie: gli Young Investigator Awards e il Lifetime Achievement Award al fine di dare lustro a giovani ricercatori e a varie personalità che hanno onorato l’Italia dando un contributo speciale nel campo della ricerca, della direzione aziendale e nella guida e formazione.
Tra gli Young Investigator Awards la famiglia Campese sovvenziona ogni anno il premio Paola Campese in memoria della figlia Paola morta a causa della leucemia.
Il riconoscimento premia i giovani scienziati italiani che si sono distinti durante l’anno nella ricerca contro la leucemia.
Ed è con una nota di orgoglio e di sano campanilismo che apprendiamo la candidatura tra i finalisti di tale premio, la cui assegnazione avverrà nel mese di dicembre, della giovane turese Angela Maria Savino.
Lo studio di Angela, condotto in qualità di research fellow presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, ha consentito di scoprire come il metabolismo delle cellule cancerogene (nello specifico della leucemia) sia legato a doppio filo con gli zuccheri presenti nel nostro organismo. Tali cellule, una volta esaurito il glucosio nel midollo osseo, sito primario di sviluppo della leucemia, passano ad attaccare il fruttosio o ogni altro tipo di zucchero disponibile in loco. In particolare si è scoperto che le cellule tumorali in presenza di fruttosio, attivano una via di segnale che porta alla sintesi della serina, un aminoacido utile alla crescita di tali cellule. Nel fruttosio le cellule cancerose diventano sempre più dipendenti da questa via di segnale che per loro diventa essenziale.
Lo zucchero, infatti, introdotto attraverso l’assunzione di cibi dolci e comunque anche attraverso i carboidrati, costituisce il carburante e il nutrimento per la proliferazione delle cellule tumorali.
Pertanto la strategia suggerita da questa ricerca consiste nell’utilizzo di farmaci che, abbinati alle tradizionali cure chemioterapiche, colpiscono specificamente quelle vie di segnale, rendendo le cellule tumorali molto vulnerabili e quindi più prone a morire per apoptosi.
È facilmente intuibile quali possano essere gli sviluppi futuri di questo studio, soprattutto in un campo che vede da sempre la comunità scientifica impegnata nella ricerca di una soluzione definitiva ad un male silente che miete purtroppo ancora troppe vite.
Quando Angela, partendo dal suo paese di origine, Turi, ha intrapreso questo percorso di studi, laureandosi in biotecnologie industriali presso l’università di Milano-Bicocca, di certo sapeva che avrebbe dovuto fare armi e bagagli per portare avanti lo scopo di una vita. La sua ricerca, fatta di sacrifici e di duro lavoro lontano da casa, ci rende tutti orgogliosi di tale successo. Un ringraziamento speciale va sicuramente ai suoi genitori, Vito e Maria Pia, che l’hanno sostenuta negli studi e nelle sue scelte di vita e che adesso non possono che essere fieri e onorati di quanto Angela è riuscita ad ottenere mettendo a frutto le proprie conoscenze e il proprio bagaglio culturale.
Ancora una volta le terre del Sud si dimostrano fucina di menti eccelse, volte a raccogliere successi e riconoscimenti. Peccato che in Italia si investa poco in ricerca e si sia costretti ad “emigrare” per portarla avanti…ma per questo bisognerebbe aprire un altro capitolo.


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