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Rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Bari, Francesco De Lucia

da Elvira Zammarano

L’ex sindaco di Bari Francesco De Lucia, in carica dal 1981 al 1990, oggi 85 enne, è stato rinviato a giudizio dal gup del Tribunale barese, Paola Angela De Santis. L’ex primo cittadino, risulta essere l’unico imputato nel processo sul caso della palazzina di via Archimede 16, nel quartiere Japigia di Bari.

Ricordiamo che 29 persone che abitavano in quello stabile si sono ammalate di rare patologie tumorali e 14 di loro, a causa di tali gravi neoplasie, sono morte tra il 1998 e il 2019. Secondo le indagini, la condizione morbosa che colpì gli ignari inquilini dello stabile di via Archimede, furono i roghi della vicina ex discarica comunale, dismessa nel 1971, poi bonificata nel ’90.

Pertanto, all’85 enne ex sindaco di Bari, come riporta Ansa, viene contesto il reato di “morte come conseguenza di altro reato”, per aver firmato, nel settembre 1982, l’ordinanza con la quale “requisiva e assegnava gli alloggi del condominio, omettendo ogni controllo sulla mancanza di abitabilità dello stabile, dovuta alla abitazione irregolare in un sito ad alto e noto inquinamento ambientale per essere nelle immediate vicinanze della discarica Caldarola, oggetto di noti e ripetuti conferimenti anche illegali di rifiuti”, determinando così, “quale conseguenza non voluta della sua condotta”, decessi “per gravi neoplasie riconducibili alla esposizione a ripetute emissioni di fumi di combustione di diversa natura, derivanti dalla discarica Caldarola”.

De Lucia sarà processato a partire dal 21 dicembre presso il Tribunale monocratico di Bari per tre di quelle morti avvenute tra il 2016 e il 2019, mentre è stato prosciolto dall’accusa di aver indirettamente contribuito alla morte degli altri 11 inquilini perché quei fatti sono stati prescritti.

Dal canto suo, figlio dell’ex sindaco di Bari, Gianluca De Lucia ha replicato che “Le colpe sono altrove. Con tutto il rispetto per le persone decedute a causa di neoplasia, anche in presenza di nesso causale, questo va individuato in tempi ben più recenti, quando queste condizioni erano note e chi ne aveva il potere nulla ha fatto. La consapevolezza della correlazione tra i fumi nocivi della discarica e le neoplasie era inesistente all’epoca, perché gli studi epidemiologici riportati – ha detto – nelle consulenze agli atti dell’indagine sono successivi al suo incarico, risalenti alla metà degli anni Novanta”.

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