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da Elvira Zammarano

Capurso (Ba), Scuola Venisti, l’indignazione dei docenti, “La rete non va, così non si può lavorare”

L’ordinanza regionale 413 ha messo in ginocchio moltissime scuole pugliesi. Non fa eccezione l’Istituto comprensivo San Giovanni Bosco-Venisti di Capurso.

“La didattica a distanza integrata (DDI), non può essere svolta correttamente”, dicono con indignazione i docenti della scuola media Venisti. “Dover gestire in sicurezza i ragazzi che hanno scelto di stare a casa in Dad e, contemporaneamente, quelli che sono fisicamente in classe, è complicato. In concreto, significa doversi “sdoppiare”. Ma non è solo questo”, dicono ancora.

Ciò che di fatto lamentano è anche il grave disservizio di una rete scolastica pressoché inesistente, “Ogni impegno, ogni iniziativa, ogni tentativo di rendere possibile anche l’impossibile, viene puntualmente vanificato e mortificato dalla fragilità di una rete internet che avrebbe avuto bisogno, a tempo debito, di un potenziamento”.

Una grave carenza, questa, perché ogni scuola al suo interno, dovrebbe essere dotata di una linea capace di reggere più connessioni contemporaneamente e di altri strumenti che aiutino docenti e studenti a reggere il passo coi tempi. Si parla di una scuola tecnologica, proiettata nel futuro, agganciata al virtuale, e invece, affermano i proff, “Siamo costretti a rincorrere un segnale sempre più sfuggente e lontano e ad adeguarci a didattiche estemporanee ed emergenziali. Ma la didattica non è questa. La didattica ha bisogno soprattutto di continuità”

A questo punto vale la pena chiedersi, in che trappola siamo caduti tutti, scuola e famiglie? Chi ha emesso la “democratica” ordinanza 413, forse non conosceva (o forse non le conosceva fino in fondo) le pessime condizioni in cui i docenti sono costretti a lavorare da sempre. “Sappiamo che in altre scuole le cose vanno appena appena meglio, e questo è discriminante per chi, invece, deve arrangiarsi solo con i propri mezzi”, dicono ancora i docenti della scuola capursese. La solita guerra tra poveri, ci sarebbe da aggiungere, dove a farne le spese, ci sono sempre loro, gli insegnanti, e, naturalmente gli studenti. Ragazzi che stanno crescendo con l’idea di una scuola che non va e che non è al passo coi tempi nonostante i proclami. Con una scuola che dovrebbe dar loro certezze e rassicurazioni e che invece è costretta a mostrare le sue miserie. Certamente, non si tratta solo della rete internet, poiché nella scuola mancano tante cose e a reggere il “sistema” scolastico, ora più che mai, c’è la volontà, il lavoro immane, l’organizzazione minuziosamente stratificata di Dirigenti e Insegnanti insieme. Se il sistema regge ancora, lo dobbiamo solo a questi lavoratori che, oggi, in piena pandemia, rischiano, avviliti e senza mezzi, la pelle come tutti.

Concluderemo con le parole di una docente di lettere, T. B., che desidera rivolgere questo pensiero alle istituzioni, “a chi deve e può”.

“È un momento complicato. In qualità di docente sento messi a dura prova, ogni giorno di più, la motivazione e l’entusiasmo che da sempre caratterizzano il mio lavoro. Non è possibile programmare una lezione che sia a metà tra didattica in presenza e a distanza, immaginare di svolgere attività con alunni collegati e altri che sono fisicamente in aula. Le metodologie sono completamente differenti così come i materiali da predisporre per facilitare l’apprendimento. Le ore trascorrono inesorabili tra connessioni lente, intermittenti e contatori che scattano per il sovraccarico di energia, problemi di alunni con dispositivi inadeguati, necessità di vigilare in presenza e monitorare le distanze virtuali. Alla fine della giornata resta l’amaro della sconfitta, la frustrazione di non sapere se e in che misura il tempo trascorso insieme abbia avuto davvero un senso per i miei studenti e per me”.

 

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