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Cassa Integrazione, cosa cambia nei prossimi mesi

da Elvira Zammarano

Dal 29 ottobre, il Decreto Ristori, proroga di sei settimane la cassa integrazione, questo per aiutare le imprese colpite economicamente dell’emergenza epidemiologica. Dal 16 novembre al 31 gennaio 2021 potranno accedervi le aziende che hanno già esaurito le settimane previste dal Decreto Agosto, ma anche i ristoranti, pizzerie, bar, ed altri settori coinvolti nelle limitazioni del DPCM del 24 ottobre 2020. Il presidente del Consiglio Conte, incontrando i sindacati ha annunciato che anche il blocco dei licenziamenti verrà prolungato fino alla fine di marzo, e la cassa Covid sarà gratuita per tutti i datori di lavoro. Quindi, da gennaio a marzo del 2021, le attuali 6 settimane di cassa Covid, già stabilite nel decreto Ristori, saranno prolungate di altre 12 settimane. Intanto le aziende già oggi accedono a 6 settimane di ammortizzatori sociali con causale COVID-19, nell’ambito dei seguenti trattamenti:
Cassa integrazione ordinaria; Assegno ordinario erogato dal Fondo integrazione salariale;
Cassa integrazione in deroga.

Tutto, al fine di affrancare l’azienda dal farsi carico delle ore non prestate dai lavoratori, lasciando l’onere retributivo all’INPS, con anticipo in busta paga delle spettanze e successivo recupero da parte del datore di lavoro di quanto dovuto dall’INPS stesso. E’ possibile chiedere il pagamento diretto ai dipendenti da parte dell’INPS. Alle  ulteriori settimane di Cassa integrazione accederanno le aziende che già hanno esaurito i periodi previsti dal Decreto Agosto, e grazie al Decreto “Ristori”, verrà oro concessa una seconda tranche di nove settimane. Possono inoltre accedere alle misure del D.l. n. 137 i datori di lavoro appartenenti ai settori menzionati dal DPCM del 24 ottobre 2020, soggetti a chiusura o limitazione per COVID-19, come cinema e teatri o i bar con chiusura alle ore 18,00. L’accesso alle sei settimane non prevede alcun contributo da versare all’INPS da parte delle imprese, che nel primo semestre 2020  hanno subito un calo del fatturato pari o superiore al 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2019; a coloro che hanno avviato l’attività dopo il 1º gennaio 2019; a chi è stato oggetto di chiusura o limitazioni imposte dal DPCM del 24 ottobre 2020. A chi invece non rientra nelle suddette, sempre ai sensi del Decreto n. 137,  potranno usufruirne tramite un contributo addizionale da corrispondere all’INPS, che verrà calcolato per le ore non prestate dal lavoratore,  durante la sospensione o riduzione dell’attività:
il 9% per le aziende che hanno avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20% rispetto allo stesso periodo del 2019;
18% della retribuzione globale per chi non ha subito alcuna riduzione del fatturato.

Il calo del fatturato potrà essere autocertificato dall’azienda con apposita dichiarazione da allegare in sede di trasmissione della domanda di Cassa all’INPS; senza questa bisognerà versare il contributo addizionale del 18% tramite modello F24 successivamente all’accoglimento della richiesta. Le domande devono essere trasmesse all’INPS, allegando l’apposito accordo sindacale, entro la fine del mese successivo in cui ha avuto inizio la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

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