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Covid e dintorni, ed è subito caos, ma a chi credere?

da Francesco Tesoro

La  seconda ondata Covid è ormai una realtà anche nel nostro Paese. Cala vertiginosamente la fiducia che si riponeva in virologi e medici; ma soprattutto nella stampa, quasi sempre faziosa, non più autorevole, ma schierata politicamente pro o contro il governo. I media e una parte del mondo politico, non esitano a sostenere teorie antiscientifiche, che minano l’autorevolezza della vera ricerca scientifica. Citando alcuni esempi come il dott. Delicati e la sua affermazione che il vaccino antinfluenzale aumenta il rischio di contrarre il Covid,  il virologo Giulio Tarro, che chiede la galera per chi è a favore del vaccino e rincara sostenendo pubblicamente che le mascherine sono inutili, che fare i tamponi sia controproducente e che quella che viviamo non è una fase di emergenza, ma quella dell’immunità di gregge, anche se i fatti ad oggi  lo contraddicono.

L’attendibilità di una tesi deve per forza fondarsi su basi scientifiche, che dovrebbero essere condivise dalla comunità di scienziati di tutto il mondo, e non sulla opinione del singolo. Altro esempio ormai eclatante sono le dichiarazioni rilasciate dal prof. Zangrillo, primario ospedaliero, anche lui ormai notissimo ai più per le svariate apparizioni televisive. Il professore, molti lo ricorderanno, a maggio aveva affermato che il Covid era ormai clinicamente morto. Per molti una notizia di una gravità e pericolosità enorme, tanto più che parzialmente in seguito da lui stesso ritratta.

Alcuni noti giornalisti, showman, hanno anche rilanciato le tesi complottistiche del Premio Nobel Luc Montagnier, presentato al pubblico come un luminare, salvo dimenticare un dettaglio fondamentale: che le sue tesi sono state rigettate dal resto della comunità scientifica mondiale. Quindi, alle volte, anche se viene sostenuta pubblicamente da un Premio Nobel, una idiozia resta sempre una idiozia. Fa molto preoccupare il legittimare pareri che potrebbero essere dannosi e infondati di sedicenti “esperti”, come lo scorso luglio in Senato, durante un convegno di negazionisti voluto da Vittorio Sgarbi, a cui hanno aderito  politici di primo piano come Matteo Salvini e Armando Siri, la biologa Marina Gismondo e il costituzionalista Michele Ainis. Reputo grave e allarmante che volti noti del giornalismo, della politica e della medicina possano sostenere che ci troviamo in una dittatura sanitaria, che le restrizioni calpestino i nostri diritti e la nostra libertà individuale, o che il Covid sia una farsa. Anche a livello mondiale siamo in buona compagnia grazie alle estemporaneità di Trump e Bolsonaro.  Anche sul vaccino le note sono discordanti, il  Financial Times, ha pubblicato che il vaccino non sarà disponibile entro questo novembre ed è più probabile che bisognerà aspettare almeno un altro anno prima di averlo effettivamente a disposizione. Oggi molti media e giornali, anziché definire tali dichiarazioni come pericolose e infondate, si limitano a definirle come gaffe, provocazioni o dichiarazioni controverse. Queste  posizioni chiaramente antiscientifiche e pericolose vengono presentate come verità alternative, ma scaraventano la  gente nel caos. in realtà bisognerebbe  avere il coraggio di preferire la verità al sensazionalismo, la prudenza alla temerarietà anche a costo di una dolorosa limitazione della libertà.

 

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