Home Cronaca Bari, la triste storia di Pasquale, ex barbiere  del quartiere Libertà che vive per strada
Pasquale Sollucente

Bari, la triste storia di Pasquale, ex barbiere  del quartiere Libertà che vive per strada

da Elvira Zammarano

La storia di Pasquale Sollucente è una delle tante vicende di italiani privati della dignità da uno Stato “patrigno” che non intende riconoscere i propri figli. A segnalarcela Luigi Cipriani, segretario del Movimento politico “Riprendiamoci il Futuro”, che ha già denunciato il caso “a chi deve e può”.

“Prima che diventi, tragedia – dice Cipriani – cerchiamo di dare una mano a questa persona”, ma, “Attenzione, niente soldi. Per questo mi rivolgo alle Istituzioni e ai servizi sociali istituzionali affinchè intervengano per dare un alloggio, un tetto, a quest’uomo che ha perso tutto”.

Pasquale Sollucente era un bravo barbiere, sposato e con un figlio. 15 anni fa mise su, con tanti sacrifici, un locale da barba e acquistò col mutuo un appartamento. Le cose, però nel corso del tempo, non andarono come il signor Pasquale sperava e nel giro di alcuni anni, perse attività e casa.

“Non ce la facevo più a pagare fitto, mutuo, tasse e utenze”, racconta avvilito, “e tre anni fa, alla morte di mia moglie, di appena 48 anni, mi sono trovato, dalla sera alla mattina, per strada e con l’appartamento venduto all’asta”.

Come vivi ora Pasquale?

“Percepisco il Reddito di Cittadinanza con cui riesco solo a mangiare, ma non riesco a pagarmi un alloggio. Neanche una stanza riesco a pagare. 15 anni fa potevo dire di avere una casa, una famiglia, potevo dire di non sentirmi solo, ora giro da tre anni senza una meta e senza un perché”.

Hai cercato lavoro?

“Quando ho chiuso l’attività ho fatto di tutto, dal facchino, all’assistenza agli anziani, mi sono sempre adattato. Non ho mai rifiutato neppure quello che gli altri considerano un lavoretto. Ora, però, col Reddito di Cittadinanza non posso e non voglio lavorare a nero, rischierei di peggiorare la mia situazione. Intanto però, nessuno mi chiama. Sono regolarmente iscritto nelle liste d’attesa centri per l’impiego e presso diverse associazioni, ma ad oggi nulla è cambiato per me”.

Ma dove dormi?

“Di solito mi rifugio nei portoni. Appena ne trovo uno aperto, mezzanotte, l’una, mi infilo, sistemo i cartoni e mi ci butto sopra. Poi, intorno alle 5 del mattino, prima che cominci il via vai delle famiglie, mi precipito fuori. Finora nessuno mi ha mai denunciato. Comunque, sto attento a non dare fastidio”.

Diventi invisibile.

“Diciamo di sì. Non posso fare altro. E poi mangio sulle panchine e conosco a tappeto ogni angolo della città”.

E quando piove?

“Sempre nei portoni, dove se pure mi vedono sono pronto nel dire, appena spiove vado via. Ma finora nessuno mi ha mai detto niente”.

Per lavarti e per le tue necessità come ti regoli?

“Mi dispiace dirlo a lei, dottoressa, ma mi rendo conto che è giusto che si sappia. Non so cosa sia una doccia da anni. Mi lavo dove capita a “pezzi”, se e quando è possibile. Naturalmente l’estate mi aiuta un pò…ma l’’inverno è un inferno. Per me non ci sono festività, Natali o Pasque. Per me c’è solo il nulla. Un tetto mi aiuterebbe forse a sopravvivere questa che non può più essere definita vita”.

E per cambiarti…?

“Ho lasciato presso un box di amico caritatevole un cartone con un po’ di vestiti estivi e invernali. Poi giro con le buste di plastica”.

E la famiglia, fratelli, sorelle?

“Ce li ho, certo. Ma hanno tanti, troppi problemi e per loro sarei un peso immane. No. Non posso rivolgermi a loro. Non possono economicamente”.

Cosa vorresti chiedere alle istituzioni, Pasquale?

“E’ inutile negarlo, un alloggio, un tetto. Un qualcosa dove potermi rifugiare. Non sono giovanissimo ma neppure vecchio. Il pensiero che ho 55 anni e non 80 mi distrugge. Come farò a vivere ancora. Non ce la posso fare. Così come non ce la faccio a dormire presso i dormitori pubblici. È insopportabile credetemi, specie per chi è nato in una casa decorosa ed è vissuto facendo progetti con moglie e figlio. Ci sono andato al dormitorio, ma quando mettevo la testa sul cuscino, facevo fatica ad addormentarmi, pur desiderandolo. Troppe le immagini e i ricordi belli che mi assalivano. Vedete, in una situazione come la mia, anche i ricordi, che dovrebbero riscaldare il cuore,  diventano invece lame che ti lacerano l’anima”.

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