Home Costume e società Sicuramente di una cosa hanno ragione i “negazionisti”: la paura del COVID  limita i diritti
Diritto allo studio

Sicuramente di una cosa hanno ragione i “negazionisti”: la paura del COVID  limita i diritti

da Rosella Tirico

Diritto allo studio, dritto alla salute, diritto alla famiglia. Ed è proprio da questo pilastro della società civile che la persona trae la sua forza, la sua formazione primaria e la sua identità.

Il diritto allo studio viene ogni giorno messo in discussione dalle misure atte a garantire la prevenzione  epidemiologica, nonostante le ingarbugliate ed incalzanti normative e le numerose note Ministeriali  su DAD (Didattica a Distanza), DDI (Didattica Digitale Integrata) , monitoraggi , organici Covid e non Covid.

Il diritto alla salute purtroppo viene compromesso dalla priorità epidemiologica che assorbe le energie sanitarie ed allo stesso tempo inibisce o mette in secondo piano altre emergenze e necessità di cura.

Il diritto alla Famiglia viene limitato sia nello sviluppo del manifestarsi di relazioni affettive, che nella cura ed accompagnamento dei malati da parte dei familiari, i quali, per ragioni di sicurezza, non possono più sostenere fisicamente e moralmente i propri cari durante controlli clinici, nei momenti di ricovero ed infine anche nei passaggi più tragici e di fine vita. Il diritto ad avere una Famiglia viene sospeso anche per tutti quei minori sparsi nel mondo ed in attesa di adozione.

Lo stallo dei tribunali dei minorenni ha reso ancora più insostenibili la burocratizzazione ed i tempi dell’iter di adozione. Il blocco dei voli ha reso difficili se non impossibili i collegamenti, In questa situazione molte coppie hanno visto interrotto bruscamente il completamento di iter di adozione già avviati. Possiamo solo immaginare la drammatica situazione che vivono e la sofferenza di un’attesa indefinita, nella consapevolezza che a centinaia di km di distanza c’è un piccolo che è solo e che ogni giorno che trascorre senza un abbraccio o in condizioni di disagio fisico e psichico sprofonderà sempre più nel vortice di un nulla da cui difficilmente si libererà durante la sua esistenza.  Mamme, papà e bambini sospesi nell’attesa di un visto, di pratiche spesso mai ben definite, di controlli di Tribunali e di servizi sociali e sanitari, sospesi ora anche nell’attesa di una pandemia che finisca.

Le conseguenze che lascerà il virus non saranno solo la caduta del PIL, l’indebitamento, la digitalizzazione spinta e difficile da governare, lo smart working, ma anche il diradamento e l’impoverimento delle Famiglie, di quelle già costituite  e di quelle che potrebbero nascere, sarà la sofferenza di tante piccole vite mai iniziate, la sofferenza di coppie alla ricerca di un senso di maternità e di paternità, sarà un impoverimento demografico determinato dal crollo delle nascite previsto per il 2021, come conseguenza dell’incremento della disoccupazione, ma anche acuito dal crollo delle adozioni ed in particolare di quelle internazionali. Questa tendenza ha già iniziato a manifestarsi dal 2018 ma ora è più che mai evidente, come viene sottolineato anche dall’Associazione Ai.Bi. Amici dei Bambini. 

Non ci soffermiamo qui ad evidenziare le difficoltà burocratiche e le incoerenze  che hanno segnato le diverse storie di adozione in Italia ed all’Estero, o le difficoltà di inserimento e le situazioni complesse che le Famiglie adottive, spesso sole, si trovano ad affrontare, ma ci preme solo pensare alla ricchezza umana che tutte le potenziali coppie senza figli possono offrire e sperare quindi che la sofferenza generata dalla situazione di pandemia faccia acquisire maggiore consapevolezza sul valore della natalità e dei figli, perché una Nazione con pochi figli è come un albero senza frutti.

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