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Reddito di Cittadinanza, ora si dovrà lavorare per i comuni

da Francesco Tesoro

A seguito della pubblicazione dell’8 gennaio 2020 sulla Gazzetta Ufficiale, per decreto del Ministero del Lavoro, viene dato inizio ufficiale della fase due del Reddito di Cittadinanza,  con il coinvolgimento delle Amministrazioni Locali.

Da oggi, secondo quanto stabilito dalla legge, i beneficiari del sussidio saranno chiamati a lavorare presso il Comune di residenza per almeno 8 ore settimanali, aumentabili fino a 16,  per svolgere i Progetti di Pubblica Utilità, come da Decreto ministeriale del 22 ottobre 2019. Facendo seguito ad una proposta dell’INAIL, viene istituito un premio speciale unitario per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei soggetti  che saranno impegnati nei PUC (Piano Urbanistico Comunale). Oltre a un obbligo, i PUC rappresentano un’occasione di inclusione e crescita, sia  per i beneficiari, sia per la collettività. Saranno tenute in primaria importanza le competenze professionali di ognuno,  si sosterranno colloqui conoscitivi presso il Centro per l’impiego o presso il Servizio sociale del Comune. I PUC dovranno essere individuati a partire dai bisogni e dalle esigenze della comunità locale e dovranno intendersi come complementari  ed a integrazione delle attività ordinariamente svolte dai Comuni e dagli Enti pubblici coinvolti.

I  destinatari del Reddito di Cittadinanza, devono sottoscrivere il Patto per il lavoro e il Patto per l’inclusione sociale, questo è un impegno che si prende nei confronti dei Centri dell’Impiego, i quali  hanno il compito di orientare e avviare professionalmente chi fruisce del RdC. La novità riguarda però il coinvolgimento dei Comuni. Ora potranno servirsi dei percettori del Reddito di Cittadinanza per la realizzazione di progetti e lavori di pubblica utilità avviati all’interno del proprio territorio al fine di migliorare la qualità della vita di tutti i residenti. Questo impegno sarà un obbligo per chi riceve il sussidio che dovrà  rispettare una volta firmato il Patto per il lavoro e il Patto per l’inclusione sociale. Il mancato rispetto di tale obbligo, farà decadere il diritto ai soldi erogati mensilmente sulla card.

Comunque, ci sono alcune categorie  che  saranno esonerate da questo dovere, ovvero:
i lavoratori con reddito da lavoro dipendente superiore a 8.145 euro o autonomo superiore a 4.800 euro;
gli over 65 e i beneficiari della Pensione di Cittadinanza;
le persone con disabilità;
i componenti del nucleo familiare che si prendono cura di bambini fino a tre anni, di disabili gravi o non autosufficienti;
gli studenti;
chi è impegnato in corsi di formazione finalizzati all’ottenimento di una qualifica o un diploma professionale.

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