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La Prof. del Sylos di Bitonto additata come untrice, “Non ci sto, perchè non è la verità”

da Elvira Zammarano

Titoli, titoloni e titoletti e la docente di Scienze, laureata in biologia, è finita su tutti i giornali additata come un’untrice. Ma le cose non stanno così. E la docente, mortificata, si ribella e affida il suo disappunto – fondato anche nel rigido protocollo anti covid del Governo –  alla nostra redazione.

Ogni scuola aprendo i propri battenti, ha dovuto fare i conti con uno schema ben preciso che ha dettato “senza se e senza ma”, il nuovo modus vivendi scolastico. Complesso e difficile da realizzarsi anche per le linee guida contenute nel protocollo che in tanti punti mancano della normativa necessaria a guidare – appunto –  coloro che si trovano nel cosiddetto limbo dei “sospetti” covid.

Prima di riassumere brevemente il fatto, vogliamo fare riferimento al breve passo dell’ormai famoso protocollo in cui si dice “Alunno od operatore scolastico convivente di un caso accertato”, e qui  è evidente che il riferimento è solo ai casi già conclamati e ai loro contatti stretti – come si dirà più avanti -, ma non ai casi “sospetti” (anche se in attesa di tampone). “Si sottolinea – dice infatti il documento – che qualora un alunno o un operatore scolastico fosse convivente di un caso (conclamato), esso, su valutazione del Dipartimento di prevenzione, sarà considerato contatto stretto e posto in quarantena. Eventuali suoi contatti stretti (esempio compagni di classe dell’alunno in quarantena), non necessitano di quarantena, a meno di successive valutazioni del Dipartimento di Prevenzione”.

Ma la docente in questione, che nel pomeriggio del 16/9 ha eseguito il test sierologico, che ha dato esito positivo e che il giorno dopo lo ha correttamente comunicato alla scuola, dicendo pure di essere in attesa del tampone e quindi, in isolamento – ma come caso “sospetto”, e non come caso conclamato covid –  che doveva fare oltre a isolare sé stessa? Poiché, per aver mandato regolarmente a scuola la figlia, la professoressa di scienze è stata riportata in diversi articoli giornalistici con titoli da brivido -“Il Covid bussa al Sylos, una classe confinata a casa”, ” Prof. Positiva ecc…”.

Ritornando alla vicenda, la docente alle 11 del 28/9, riceve finalmente la mail del distretto sanitario in cui le viene comunicato la sua effettiva positività al test e dopo neppure mezzora comunica tutto alla sua Dirigente, autorizzando, contemporaneamente l’uscita della figlia, poichè solo in quel momento, in quanto positiva conclamata, come da protocollo, scattava l’isolamento anche per la ragazza. Che altro poteva e doveva fare la  pseudo untrice professoressa se non seguire alla lettere le linee guida?

Posto che l’informazione, a nostro modesto parere deve scindere sempre il dato oggettivo da quello soggettivo, la notizia, se c’è, va assolutamente data, sempre previa verifica e lettura dei documenti ufficiali, evitando, opinioni personali o che possano indurre a false opinioni il lettore (Pulitzer). Non parliamo di fake. No. Altra storia quelle. Qui parliamo di un fatto vero, che si è giocato sulla pelle di una intera famiglia, che in paese è conosciuta, stimata e apprezzata. Parliamo di una professionista seria e di una mamma, che si è scoperta sui social, suo malgrado, untrice insieme alla figlia. Eppure bastava leggere il documento con più attenzione e verificare anche solo con una telefonata alla diretta interessata la veridicità dei fatti. Le fonti purtroppo non sono sempre attendibili e i bravi giornalisti, questo,  lo sanno.

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1 comment

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Nicola 6 Ottobre 2020 - 20:59

Brutta storia

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