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Covid Puglia, in leggera flessione, ma qual è la strana relazione tra il virus e i geloni?

da Elvira Zammarano

Si parla di una leggera flessione dei casi Covid in Puglia, 83 rispetto ai 151 di ieri a fronte, però, di una riduzione dei tamponi. I casi registrati sono distribuiti fra tutte le province della Puglia: 29 in provincia di Bari, 1 in provincia di Brindisi, 25 nella Bat, 27 in provincia di Foggia, 1 in provincia di Lecce, 2 in provincia di Taranto (due casi di ieri di provincia non attribuita sono stati attribuiti oggi). C’è stato purtroppo anche 1 decesso, in provincia di Taranto: salgono così a 599 le vittime.

Ricordiamo che il COVID-19 colpisce in vari modi e che la maggior parte dei contagiati presenta sintomi lievi o è addirittura asintomatico e guarisce senza particolari cure o ricovero in ospedale. In pochi sanno però che tra i sintomi più comuni, oltre la febbre, la tosse secca e la spossatezza, ce ne sono di particolari, dall’indolenzimento e dai dolori muscolari, al mal di gola, alla diarrea, alla congiuntivite, al mal di testa, alla perdita del gusto o dell’olfatto, alle eruzioni cutanee, fino allo scolorimento delle dita di piedi o mani.

Ciò che ha colpito gli studiosi – ma è ancora tutto da approfondire – è che tra il COVID-19 e i cosiddetti geloni potrebbe esserci un legame. Spesso accompagnati da un fastidioso prurito, che di solito è curato con l’antistaminico, i geloni sono poco o per niente dolorosi e guariscono nell’arco di due-tre settimane. Tuttavia gli studiosi hanno constatato questa strana relazione, così come ci spiega il dermatologo Sebastiano Recalcati, “I bambini e gli adolescenti che abbiamo visto con i geloni, stavano bene. Qualcuno ha avuto un po’ di tosse tre settimane prima, altri potrebbero aver avuto un contatto stretto con il virus perché figli di operatori sanitari, altri ancora erano venuti semplicemente per una visita senza mai manifestare il minimo sintomo. Su alcuni di loro abbiamo eseguito il tampone, che è sempre risultato negativo”. “Pensiamo – dice il medico, autore di uno studio sul possibile legame tra virus e malattie cutanee, pubblicato sul prestigioso Journal of European Academy of Dermatology and Venereology, “che i geloni possano essere una manifestazione tardiva del virus, anche un mese dopo il contagio, per questo i tamponi sono negativi”. “Sospettiamo – ribadisce – che il sistema immunitario più attivo dei bambini favorirebbe questa manifestazione immuno-mediata. La chiave di volta sarà il test sierologico: se c’è memoria immunologica si saprà. Certamente è un dato di fatto ed è strano che ci siano segnalazioni di geloni tra bambini e adolescenti,  da tutto il mondo, da Dubai all’Argentina”.

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