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39 enne muore dopo intervento, per Conca, “Abbandonato a sè stesso”

da Elvira Zammarano

Morire per un intervento di chirurgia bariatrica, a 39 anni, è assurdo, ma Giuseppe voleva perdere peso per ritornare ad una vita normale.

La denuncia di Mario Conca arriva come una staffilata. La morte inspiegabile di Giuseppe, che dal nord, dove abitava, ha preferito ricoverarsi, per un intervento di chirurgia bariatrica, presso il “meridionalissimo” ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, a San Giovanni Rotondo, ha dell’incredibile.

Giuseppe aveva deciso di sottoporsi all’intervento nella speranza di perdere peso, “ma”, come spiega Mario Conca, “invece dei chili in più, ha perso la vita”. “Era un mio amico”, racconta Conca. “L’avevo incontrato ad agosto a Poggiorsini ed avevamo scambiato qualche battuta al bar. Era desideroso di riappropriarsi della normalità che l’obesità gli stava precludendo”.

Le cose, però, per Giuseppe sono andate diversamente perché, “Dimesso pochi giorni dopo l’intervento – continua Conca – è stato abbandonato alla mercè di un sistema sanitario regionale che non è in grado di assistere a domicilio i suoi ammalati”.

Dopo l’intervento, infatti, il 39 enne aveva avuto la necessità di effettuare diverse analisi di controllo e, per i prelievi, si era dovuto recare personalmente presso i laboratori, con mille disagi e sofferenze.

“Si è sentito male – racconta Conca – e ci sono voluti i Vigili del Fuoco per trasportarlo al più vicino Pronto soccorso, nonostante tutte le battaglie per recuperare 2 barelle bariatriche dalla Asl di Bari. Una volta giunto in ospedale, dove ha trascorso le sue ultime 24 ore, non si è potuto procedere con una tac aperta, per capire cosa gli stesse succedendo ed eventualmente intervenire d’urgenza, perché in Puglia – aggiunge desolato – non ci sono grandi macchine a sufficienza per pazienti obesi e claustrofobici”.

“Ma soprattutto perché gli operatori Sanitari davanti a situazioni del genere non hanno protocolli, elisoccorso e mezzi adeguati per fare diagnosi e trasferimenti. Ora – afferma -, sarà l’autopsia a stabilire se si è trattato di setticemia o altra complicanza post operatoria”. “E’ davvero incredibile che in una Regione di 4 milioni di abitanti non vi sia un’organizzazione che ti prenda in carico, ti accompagni dove serve e ti curi in maniera appropriata”. “Alla magistratura il compito di accertare la verità dei fatti – conclude Conca – a noi l’amara consapevolezza che in Puglia manca l’essenziale”.

 

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