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Abemaciclib

Abemaciclib, la molecola che spegne le metastasi del seno

da Elvira Zammarano

La molecola di Abemaciclib e la terapia endocrina adiuvante standard, insieme, possono abbattere il rischio di recidiva del cancro al seno del 23,3%, è l’ultimo incoraggiante risultato degli studi sul cancro mammario.

L’introduzione della molecola di Abemaciclib, all’interno della già sperimentata terapia endocrina, nella fase iniziale della malattia, secondo gli studi dell’ European Society for Medical Oncology (ESMO), pubblicati sul Journal of Clinical Oncology, condurrebbe a risultati incoraggianti rispetto all’applicazione del solo protocollo terapeutico standard. L’altra evidenza segnalata è che il farmaco, sviluppato e prodotto da Eli Lilly, un’azienda farmaceutica globale con sede a Indianapolis, comporterebbe anche una riduzione del 28,3% del rischio metastasi.

Per Valentina Guarneri, professoressa associata di Oncologia Medica presso L’Università di Padova-Istituto oncologico veneto, “Questi dati costituiscono una novità decisiva per le persone con un carcinoma mammario in fase iniziale HR +, HER2- ad alto rischio.  Pari a circa il 20-30% dei 53.500 casi di tumore al seno che si registrano ogni anno in Italia. Potenzialmente si tratta di uno dei più importanti progressi nel trattamento di questa popolazione di pazienti negli ultimi due decenni”.

“In questi pazienti – ha detto ancora la studiosa italiana – con un rischio di recidiva elevato, l’Abemaciclib, aggiunto alla terapia endocrina adiuvante, ha migliorato significativamente la sopravvivenza. libera da ripresa di malattia. L’effetto è infatti molto evidente non solo sulle recidive locali, ma soprattutto su quelle a distanza che sono poi responsabili di malattia metastatica. Evitarle – ha concluso Valentina Guarneri –   implica perciò non soltanto allungare la sopravvivenza, ma soprattutto aumentare la probabilità di guarigione. Questo tipo di analisi sono pianificate fin dall’avvio delle sperimentazioni per monitorarne l’andamento in momenti predefiniti, dopo un certo periodo di tempo o quando si è verificato, come in questo caso, un numero sufficiente di eventi per consentire l’analisi. I dati raccolti sono molto positivi e incoraggiano senz’altro a proseguire”.

 

 

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