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Scuola, “Per la riapertura riflettiamo sull’essenziale”

da Rosella Tirico

“L’essenziale è invisibile agli occhi” si afferma nel celebro romanzo Il Piccolo Principe.

Dopo una travagliata estate scandita da monitoraggi e rilevazioni, dopo misurazioni di ambienti, banchi e calcoli per valutare distanze, frenetiche attività negoziali per garantire acquisti di gel, mascherine, visiere, plexiglass e parafiati, dopo consulti con  Medici Competenti e Responsabili per la sicurezza e revisioni di tutti i documenti prodotti nella istituzione scolastica, allo scopo di adattarli alle nuove necessità dettate dalle norme per la prevenzione epidemiologica, la scuola sta per riaprire.Le scuole devono riaprire per garantire la tranquillità sociale e consentire ai genitori di poter lavorare, per consentire al sistema economico di continuare a girare, anche se in modo ridotto e nel continuo rischio del lockdown. Le scuole sono infatti elemento essenziale del tessuto sociale, spesso considerate invisibili se non inutili e disconosciute nel loro ruolo fondamentale: formare i cittadini. Le scuole riapriranno, basandosi su alcuni elementi ora diventati strategici e di “garanzia per il diritto all’istruzione” (v.nota MI n. 1529 del 10 settembre 2020): mascherine e banchi a rotelle.

Si organizzeranno probabilmente chiudendo in gabbie trasparenti gli alunni che suonano strumenti a fiato e, quelli che non suonano, tenteranno di immobilizzarli nelle sedute monoposto e magari a rotelle. Si chiederanno ai genitori garanzie sulle temperature corporee e sull’uso giornaliero della mascherina. Si registreranno ingressi e monitoreranno percorsi. Si arieggeranno gli ambienti, si modificheranno orari per distanziare e controllare i flussi degli alunni, e dai residui orari previsti contrattualmente si formuleranno pacchetti recupero e proposte formative in PEI (piani educativi dell’inclusione), PIA (piani di integrazione di apprendimento) e PAI (piani annuali per l’inclusione o di apprendimento individualizzato), in DAD (didattica a distanza) e DDI (didattica digitale integrata).

Nella scuola autonoma, tuttavia, rimangono molti problemi, come quello degli organici e dell’edilizia e molte questioni aperte e lasciate alla libera interpretazione della politica del momento. Per esempio come verrà sostituito il personale scolastico che verrà dichiarato lavoratore fragile e se si passerà alla DAD, l’organico Covid (riguardante i docenti assunti per l’emergenza) verrà licenziato?

Come si utilizzeranno le mascherine avute in dotazione dal Governo, saranno distribuite giornalmente dalle scuole? Basteranno? E comunque chi controllerà che non vengano riciclate o infilate nelle tasche mentre si va in bagno? Chi controllerà i comportamenti degli alunni e l’effettuazione di corretti protocolli di pulizia e sanificazione? Se gli alunni si passeranno oggetti personali o se all’uscita da scuola si scambieranno i cellulari, se si porteranno le dita alla bocca, cosa allora sarà essenziale per la prevenzione del contagio?

Perché l’essenziale, quell’essenziale fatto di buon senso ed autocontrollo per il rispetto delle regole, quello basato sulla centralità dell’educazione e degli apprendimenti, in una continua relazione ed interazione, ancora una volta sarà invisibile agli occhi di tutti noi. L’autonomia delle scuole dovrebbe essere esercitata per l’impostazione progettuale delle attività, per la formazione, per lo sviluppo di metodologie innovative anziché esaurirsi nella interpretazione di norme poco chiare o contraddittorie e nella esecuzione di rigidi protocolli sulla salute, sulla privacy e sulla sicurezza.

Abbiamo urgenza di politiche scolastiche di ampio respiro centrate su bisogni educativi più che su oggetti e dispositivi.

 

 

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