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Puglia, Apertura Scuola, ma siamo sicuri? La rabbia dei docenti

da Elvira Zammarano

Gli annunci del Governo si fanno sempre più insistenti, numerosi e rassicuranti. L’apertura delle Scuole, da nord a sud, prevista per il 14 e per il 24  (nelle Regioni dove si vota), arriverà, assicurano, nei tempi stabiliti. Ma le scuole sono davvero pronte?

Gireremo la domanda ad un gruppo di docenti di una Scuola secondaria di primo grado della provincia di Bari.

“Pensiamo di no”, rispondono coralmente. “Gli annunci parlano di date certe, ma, ad oggi, non ci sono i presupposti per una riapertura secondo le prescrizioni anti covid. Parliamo in generale, ovviamente, ma qui, al sud, le voci sono sconfortanti”.

“Mancano i prodotti sanificanti – aggiungono –  non sono arrivate le mascherine, protagoniste di ogni proclama, il personale per la pulizia dei locali scarseggia e gli edifici “smantellati” sono sporchi. Noi docenti, tutti in presenza, siamo costretti a lavorare per le programmazioni e l’avvio dell’anno scolastico, in ambienti polverosi, luridi e puzzolenti”.

Le rimostranze dei professori non si fermano, “La verità – dicono – è che i nodi sono giunti inevitabilmente al pettine. E solo chi è sul campo ne può parlare veramente”. “Basta strumentalizzare la scuola politicamente. È ridotta a un colabrodo la nostra scuola…almeno quella del sud”. “Come ripartiamo il 24 se molte cose non ci sono perché mancano da decenni e non parliamo solo dei banchi”.

“Non permetteremo –  affermano i docenti –  che qualcuno cominci ad identificarci con i nuovi angeli o eroi del momento come è accaduto per il personale sanitario, poi dimenticato. Proprio no. Perchè dobbiamo smetterla di giocare sulla pelle degli altri quando fa comodo”.  “Eccoli i tagli alla Scuola, sono sotto gli occhi di tutti, esattamente come quelli fatti alla Sanità”. “I Dirigenti hanno preteso lo scudo penale, hanno alzato la voce e hanno fatto benissimo, e il nostro scudo dov’è? Ci arrangeremo come abbiamo sempre fatto, solo che questa volta non rimarremo in silenzio”.

“No, le scuole non sono pronte – concludono – almeno non qui da noi, né per accogliere gli alunni, né il resto del personale, compresi noi insegnanti”.

 

 

 

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