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Scuola, Il suono della campanella? Mai così rumoroso. Intervista a Carlo Castellana, vice Segretario regionale “Gilda”

da Elvira Zammarano

Cambiamenti nella scuola? Tanti. Molti dei quali decisamente discutibili, altri addirittura inaccettabili. L’unica cosa “stabile”, a pensarci, rimane il suono della campanella. Intoccabile. Perpetuo. È lei che scandisce il  ritmo della mattinata scolastica. Azionabile a mano o tramite input elettronico, non importa, la campanella rimane simbolicamente la rappresentazione “vivente” della scuola. Ma, con la DAD, conseguenza del virus, da marzo 2020, sembra essersi ammutolita. E, nell’attesa di sapere se l’amato o l’odiato trillo (asseconda dei punti di vista) riacquisterà il suo ruolo – e antico splendore -, cerchiamo di capire cosa accadrà o potrebbe accadere da qui a due settimane. Il 14 settembre, infatti – ma già dal 1 per i proff. la scuola è operativa – tra mille perplessità e paure, si dovrebbero riaprire gli storici battenti. Per capire se questo avverrà e, soprattutto, conoscere lo stato dell’arte, ci faremo aiutare dal prof. Carlo Castellana, Coordinatore provinciale  e vice Segretario regionale della Gilda – il più grosso Sindacato degli Insegnanti.

La metafora della campanella per dire che il 14 riapriranno le scuole, ma i contagi continuano a salire, e fuori Italia è anche peggio, cosa dobbiamo aspettarci?
“Difficile da prevedere, anche a volerlo. Certamente la situazione ci impone attenzione massima, scrupolo, e di mantenere altissima la guardia, evitando, dunque, sia gli allarmismi eccessivi, ma anche l’eccesso opposto”.

E il ritardo della consegna dei banchi? Prima mascherina no, ora, invece sì. Ma davvero un’apertura in sicurezza può dipendere da questo?
“Ad oggi non ci sono le condizioni per riaprire, lo dico subito. Non sono un medico, ma credo che i rischi siano davvero tanti e come al solito si cerca di porre rimedio all’ultimo momento su qualcosa che andava organizzato in questi sei mesi. La verità è che non si è fatto quasi nulla. Il problema, dunque, non sono solamente i banchi o l’uso o meno della mascherina, più volte annunciati, il vero problema è il sovraffollamento delle aule e i trasporti.

Concretamente, cosa si sarebbe potuto fare?
“Avrebbero dovuto, molto semplicemente dimezzare le classi, aumentare gli organici dei docenti e del personale Ata. Finora su questo, però, solo annunci e poco altro. Anche l’organico aggiuntivo che si propone è una goccia nel mare. E poi, non dimentichiamo l’altro serio problema dei mezzi di trasporto. Numericamente insignificanti. Ridotti al lumicino. Come si può pensare ai banchi monouso, con o senza rotelle, se poi gli studenti, specie quelli della secondaria, per viaggiare, saranno costretti a stiparsi in autobus o treni superaffollati. Una follia”.

A questo punto, considerata la grave situazione di incertezza,  è possibile ipotizzare, specie per gli insegnanti più anziani, una vera e propria “fuga”?
“Sì. Il rischio concreto potrebbe essere certamente quello di trovarsi senza insegnanti. Molti di loro, infatti, sono tra le categorie più  fragili, proprio per l’età avanzata, e avrebbero diritto, come tutte le altre categorie, ad una maggiore tutela. Ma se tutti volessero chiederla come lavoratore fragile, ci ritroveremmo inevitabilmente con gravissimi vuoti in organico”.

E la trattenuta “Brunetta”? Alla luce della nuova situazione, posto che anche prima, secondo me, i presupposti erano alquanto labili,  che senso ha?
“Anche questo è un altro grosso problema che riguarderà soprattutto le situazioni di quarantena. I docenti non andando a scuola, dovranno richiedere certificati assimilabili alla malattia e, come tutto il pubblico impiego, saranno più facilmente soggetti, rispetto a prima, alla storica trattenuta “Brunetta”. Per me, è un’ingiustizia insopportabile. Poiché, più che in altre professioni, l’insegnante, per ovvi motivi, è maggiormente esposto ad ammalarsi. Se in precedenza un piccolo raffreddore non impediva al docente di recarsi a scuola, ora le cose sono cambiate. Dunque, la trattenuta, se protratta in diverse occasioni durante l’anno scolastico, inevitabilmente, andrà ad incidere sullo stipendio del docente. Stipendio, ricordiamolo, che rispetto agli standard europei, è uno dei più bassi”.

Come si può ovviare?
“Solo con un provvedimento legislativo ad hoc. Non si può fare altro”.

 

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