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Scuola, Il controllo della temperatura domiciliare? Per favore, siamo seri

da Elvira Zammarano

Pensare che un genitore possa controllare la temperatura, del o dei propri figli, ogni giorno, al mattino, e per tutto l’anno scolastico, è davvero utopia. Quando suona la sveglia, in una delle tante famiglie italiane, con uno o più figli da gestire, con padri e madri che devono spaccare i secondi per ottemperare e far conciliare bisogni personali, familiari e lavorativi, l’idea della misurazione della temperatura corporea domiciliare prescolastica, diventa semplicemente ridicola.

Lo sanno bene quei genitori, specie se lavoratori, che devono barcamenarsi con mille fastidiose incombenze giornaliere. Quindi, come madre, docente e giornalista, suggerisco meno “prese in giro” e uno sguardo più attento alla concretezza. Che la misurazione e tanto altro, ci tocchi, ora, per senso di responsabilità individuale e collettivo, è indubbio. Tuttavia, per un attimo, cerchiamo di indossare i panni di quei lavoratori e quelle lavoratrici, che non hanno alcun aiuto (nonni) o non possono permetterselo (baby sitter e domestici). Queste persone rischierebbero di inabissarsi in quel temutissimo fenomeno di nome burnout. Immaginiamo frasi del tipo “scappo, arrivo tardi, mi becco la ramanzina e poi sto male” oppure, “anche oggi ho fatto tardi per i bambini, rischio di perdere la commessa e il lavoro”, altro non sono che espressioni rivelatrici di una tensione interiore, che diventando costante, potrebbe trasformarsi in disagio. Lo stress lavorativo già, abbondantemente dietro l’angolo, verrebbe gravato ulteriormente da quello familiare (non tutti infatti a casa riescono a staccare la spina), diventando così lo status quo dell’italiano medio. Con ricadute negative, sia per il singolo che per l’intera collettività.

I bambini ammalati dovevano e, dunque, devono rimanere a casa, per il loro bene e quello degli altri. Se in passato la “scoperta” dell’alunno febbricitante, avveniva a scuola durante la mattinata e al docente di turno competeva l’onere di avvisare la famiglia dello stato di malessere del loro figlio e al genitore quello di andarlo a prendere, magari con “comodità”, ora, questo, non sarà più possibile. Dunque, da un lato massima comprensione per i genitori, dall’altro, però chiediamo a chi ci governa di utilizzare qualche volta il buon senso, eviteremmo, in questo caso, di trasformare un’importante azione sanitaria preventiva, in una mera “scelta” opzionale. Mattutina si intende.

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